The moonshine.

18 Nov

 

Zona sud di Milano. La nebbia ed il freddo, il freddo e la nebbia. Si arriva col filobus numero novantatré, si scende a tre fermate dal capolinea. Rosa si chiama la fermata. Ti accorgi che sei capitato n una zona costruita durante il ventennio, casermoni alti e possenti. Intorno case costruite negli anni ottanta, torri di cemento. Armato. L’impressione, oltre all’effetto del freddo, è quella di essere in un luogo ostile. Cammini, circa mezzo chilometro. Poca gente in mezzo alle strade. Parli con la tua amica, discussione generazionale. Ti senti quasi un intellettuale. Arrivi al The Moonshine. Saracinesca mezza abbassata. Luci soffuse, sembra chiusa. Il gelo uccide le tue ossa. Bussiamo per sapere quando aprirà il locale. Dieci minuti. Attesa interminabile. Continui a parlare del futuro, della politica, del sistema, de Les Liaisons Dangereuses delle persone. Tuoi conoscenti. Della persistenza in amori repressi. Della mania del controllo. Del sistema. Delle persone. Si accende l’insegna, color bleu. Tirano su la saracinesca e si può entrare. Apri la porta. Subito dei campanelli esotici, buio, luci soffuse. Sembra di essere entrati in un ritrovo di Hipster degli anni quaranta, trasposti negli anni sessanta. Musica psichedelica, vagamente generativa. Nessuna pretesa musicaledi stampo classico. All’ingresso tavoli di legno e panche foderate, poltrone. Andando avanti una zona musicistica, due strumentisti che suonano una chitarra con l’archetto, una tromba e una marea di pedaliere. Controllano la risonanza. La tua e quella dei suoni che producono. ti siedi su un divanetto, il ragazzo che serve ai tavoli è ospitale, diversamente da altri birrifici qui si può parlare. Tranquillamente. Osservi il luogo. Cuscini un po’ ovunque. Tavolinetti bassi. Tantissime stampe di divinità indiane. Musiche psichedeliche, soffuse. Luci soffuse. La porta che hai davanti ha un cartello. Una sola potente parola stampata sulla porta. “LIBERTÀ!” dietro di essa altri cuscini, sotto una tettoia all’aperto. Gente che fuma “sigarette”, si stringe per combattere il freddo. Proiezioni di film giapponesi degli anni trenta. Bianco e nero. Storie di amanti. Tatuaggi. niente sonoro. L’unica musica è quella in sottofondo. Si ordina una birra artigianale olandese. E’ particolarissima. Sa’ di frutta, zenzero ed altre spezie, forse anche di fiori. La tua compare ordinail Crog al Ruhm. Una tisana particolarissima, viene servita con biscotti, miele ed una gelatina. E la sera trascorre. Osservi una rivista di tatuaggi. Misto orrido. Lo psichedelico suono prodotto dai musici si sta trasformando in rumore e ti accorgi che la birra e la tisana sono finiti. E’ tempo di tornare indietro. A casa.Lasci quel posto e pensi che ci ritornerai, prima o poi. Ci ritornerai.Probabilmente tornerai per leggere un libro di Bukowski o di Burroughs.

Il Moonshine è a Milano

è un locale che ricorda molto la Beat Generation.

Il Moonshine si trova in via Ravenna 16.

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5 Risposte to “The moonshine.”

  1. castry 18 novembre 2007 a 21:44 #

    Hei ma tu mica eri andato all’atomic?
    Anche a me è piaciuto molto, davvero ospitale, abbiam giocato tutto il tempo a fare castellli di cera con le candele, i film japponesi non li ho visti, a che ora sei andato?, noi verso le 11.30 eravamo lì.

  2. experiment101 19 novembre 2007 a 00:28 #

    Siam andati via di li a mezzanotte circa e non vi ho visti. Noi eravamo nella zona dei suonatori.

  3. experiment101 19 novembre 2007 a 00:29 #

    Mitiche le birre che odoravano di formaggio e sapevano di frutta!

  4. castry 19 novembre 2007 a 01:43 #

    allora per una caso del destino non ho potuto forse conoscere la tua socia evanescente!

  5. experiment101 19 novembre 2007 a 02:39 #

    C’est la vie!

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