Psicosi da carburante e culi su quattro ruote: Homo Sapiens Sapiens Deimieicojonens.

12 Dic

Ogni settimana vado in università, e ogni mercoledì stacco alle quattro e mezza dopo essermi fatto un perone di matematica e calcolo numerico. Esco dagli edifici in Via Golgi piuttosto in trip e lievemente confuso: vettori, matrici, integrali, determinanti Hassiani, cicli di for e barriere di energia potenziale in un unico turbine nella mia mente. Più mi allontano dalla “balena bianca” più divento razionale, la realtà si rimaterializza davanti ai miei occhi, sulla mia pelle, nei miei polmoni e oggi pure nei miei coglioni. Si i miei coglioni. Evitiamo il bon-ton e pure il buon senso; perchè pare che ultimamente di buon senso nelle teste della gente dotata di automobile ce ne sia proprio poca.

Io amo Milano: è la mia città e non riesco mai a dire “Basta! Basta, non ne posso più! Milano è una città impossibile, frenetica, caotica, inumana…” e altre idiozie di questo tipo. Milano mi piace così: per il suo dinamismo, la sua frenesia e il suo movimento; per me Milano è una poesia, ogni giorno.

Oggi invece ho odiato i suoi abitanti, i suoi “avventori” che abitano nell’hinterland e durante la settimana vengono a Milano per lavorare, per produrre. Procediamo per gradi.

Diciamo che essendo al primo anno di università mi tocca stare in zona città studi dalle otto fino a mezzogiorno e mezza, tranne il mercoledì che per via dei laboratori di calcolo numerico ed informatica mo costringe a staccare alle tre e mezza. Poi mi tocca tornare a casa. Ho la patente, sia chiaro, ma preferisco prendere i mezzi perché non abito lontano e con i mezzi raggiungo sempre agevolmente la mia facoltà. La macchina la prendo solo per andare fuori Milano, in posti mal collegati o, più frequentemente, per andare nei locali, ai concerti che comunque finiscono a orari tali da lasciarti appiedato per assenza di mezzi pubblici.

Il mio percorso di ritorno dall’università a casa consiste nel farmi un buon dieci minuti di camminata per via Golgi, poi direttamente in piazza Bottini (dove c’è la Stazione di Lambrate) dove c’è il capolinea della 53 che in cinque fermate mi riporta bello bello sotto casa. Comodo no? Quell’autobus è sempre un ottima dispensa di people-watching: tra pensionati che gareggiano sul numero di malattie/medicine perscritte da quel o quell’altro medico, numero di interventi, ragazzini delle medie che si esibiscono in discorsi degni di “Amici” della (prendete fiato, molto) donna-trampolo-vocesuadentequantoquelladiunaruspa che pontifica insieme al marito sulle reti mediaset, uomini e donne in preda ad attacchi di panico continui, sudamericane col passeggino e così via; sempre un tripudio di riflessioni sulla condizione della cittadinanza/delle generazioni/del degrado/del “cIelopiùlunghismo generalizzato”.

Dicevo: devo prendere la 53, solitamente mi tocca aspettarla per al massimo dieci-quindici minuti, farmi le mie belle cinque fermate fermate e in mezz’ora, massimo tre quarti d’ora sono a casa. Ma oggi no. Attenzione non amo particolarmente le routine quotidiane: questa è una necessità e mi ci sono abituato, me la sono fatta piacere. Oggi sono stato cinquanta minuti in attesa di questo stramaledetto autobus, l’avessi saputo prima sarei andato a piedi e avrei fatto prima.

Nel frattempo ho impiegato il mio tempo a fare un piccolo campionamento statistico per vedere come i milanesi macchinati si siano organizzati in questo periodo di psicosi da carburante. Più o meno ho visto passare 300 automobili e più o meno solo 20 avevano più di un passeggero. meno del 10%. Li per li non mi pongo nessuna domanda, essenzialmente la risposta la conoscevo già: non si sono organizzati: come al solito la tendenza del “un culo su quattro ruote” è sempre quella dominante, nessuna evoluzione su questo fronte, siamo ancora degli Homo Sapiens Sapiens Mediolanensis Deimieicojonens.

Arriva l’autobus, salgo, ed è l’inizio della fine. Dei miei beneamati coglioni.L’autobus riparte subito ed è già pieno ma riesco comunque a sedermi.

Dunque: Google Maps dice che il percorso dell’autobus è di circa 1,8km. Solitamente a quell’ora ci vogliono trenta minuti, oggi sessantacinque. La mia calcolatrice mi dice che ci siamo mossi alla velocità media di 1,66 km/h. Un uomo medio cammina alla velocità di 4,5 km/h. Mentre eravamo compressi nell’autobus ci domandavamo che fine aveva fato la crisi dei benzinai.

Diciamo che la benzina sta finendo, tu fai il tuo pieno e poi usi la macchina solo per le emergenze, per le cose importanti; per tutto il resto o prendi i mezzi o usi la bicicletta. Invece sembra proprio di no. Dall’autobus ho visto una suv, berline, utilitarie, fuoristrada e Bentley che solitamente sono presenti in quantità minore a quell’ora. Non consumano poco e anche in momenti di vacche magre, o meglio, di cisterne vuote come questo la gente sente l’improvviso bisogno di utilizzarle. Ordinatamente incolonnati, bloccati e intasati nel traffico. Motore acceso, frizione giù e freno. Fanno cinque centimetri e di nuovo il freno giù.

Diciamo che quello che ho visto oggi mi ha fatto ipotizzare tre cose fondamentali:

  1. C’è ancora benzina e probabilmente quello che urlano giornali e televisioni è solo una grande palla fatta per generare bisogno indotto prima delle feste, per giustificare il rialzo dei prezzi o cose di questo tipo.
  2. L’italiano medio è disorganizzato o meglio egoista e non pensa minimamente che per andare/tornare al lavoro potrebbe organizzarsi e dividere a turno l’automobile con i colleghi. Siamo in periodo di vacche magre, ricordiamolo!
  3. Sono tutti fessi e quindi vanno continuamente a caccia di carburante. Ignorano il fatto che rimanere fermi mezz’ora nel traffico forse è uno spreco più grosso che alla fine non ripaga quei cinquanta euro al distributore.

Io propendo per le ipotesi numero 2 e 3. Voi che ne pensate? Sto diventando paranoico? Le vedo solo io ste cose?

Probabilmente è la matematica, oppure è il malefico Gauss che condiziona la mia mente. Resta il fatto che chi in periodo di crisi da carburante gira da solo in una station wagon è solo un povero culone mefitico su quattro ruote, egoista, ingombrante e puzzolente.

Il carburante costa, ok? Fare lo sforzo di risparmiarlo almeno per una settimana non sarebbe poi così male. Non credete? I mezzi e i modi ci sono, basta organizzarsi e impegnarsi giusto un attimino per evitare di bloccare tutto, solo per il piacere di avere quattro ruote sotto il culo. Non trovate? E smettiamola per un attimo di fare sempre gli italiani egoisti col macchinone, non dico che dobbiamo diventare tutti immediatamente altruisti o che dobbiamo diventare improvvisamente scandinavi, se solo la metà di chi va’ al lavoro condividesse la sua macchina coi colleghi più o meno vicini non daremmo un cattivo esempio. Non saremmo sempre i soliti italiani che si fanno riconoscere.

Io intanto continuerò a prendere i mezzi.

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5 Risposte to “Psicosi da carburante e culi su quattro ruote: Homo Sapiens Sapiens Deimieicojonens.”

  1. nelsoncocker 13 dicembre 2007 a 09:02 #

    perfetto!
    abbiamo gli stessi pensieri!

  2. manomano 13 dicembre 2007 a 14:29 #

    Pigliati una bici! Se non ti falciano, fai prima! 😛

  3. experiment101 14 dicembre 2007 a 00:49 #

    Alla fine lo sciopero degli autotrasportatori è finito.
    Però continuo a pensarla allo stesso modo.
    Chi ha un’auto e potrebbe andare in bici o condividerla con i colleghi che fanno la stessa strada, ma non lo fa’ è un po’ un pirla.

  4. UMI 16 dicembre 2007 a 14:34 #

    Questo post m’era sfuggito 🙂 è la media italiana, anzi l’Italia dell’italiano medio 🙂

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