Princess dies under my desk

10 Gen

Ogni tanto può capitare di avere qualche dubbio o questione che ti tormenta le ore del giorno. Non parlo dei problemi di tutti i giorni, le crisi quotidiane, le tipiche piccole-cazzate-che-diventano-gravi che contraddistinguono la mygeneration-lostonmyspace (la mia e tutte le altre…).

Sono piccole questioni che ti capita di affrontare quando sei a tavola, a casa tua o a casa di amici, al cesso al telefono con conoscenti e discuti di quello che succede ne mondo.

Sono situazioni che si creano quando per esempio torni da un viaggio, magari sei stato in un posto sconnesso dai mass media, e riaccendi dopo tempo la tv.

Urlano che il petrolio tocca i cento dollari al barile e per un attimo sudi freddo e ti arrabbi. Dopo poco la rabbia scema vuoi perché sei piccolo, vuoi perché non conti una mazza in questi argomenti e ti tocca subirli passivamente. In fondo se stanco e vuoi solo andare a dormire. Poi, come le digestioni pesanti, hai un riflusso inaspettato quando meno te lo aspetti e mentre stai parlando con una delle tante persone con cui parli abitualmente da tempo, di uno dei tanti argomenti che si trattano abitualmente… ecco, dicevo… mentre sei in un punto qualsiasi dei luoghi in cui passi il tempo ecco il sapore di un vecchio pranzo pesante: un pasto che non hai avuto i tempo di digerire ne assaporare perché hai staccato i sensi e sei andato a dormire. Perdonatemi la metafora cervellotica ma in questo momento non me la sento di elaborare bene questi concetti; è inutile perché sarebbe una inutile perdita di tempo.

AlberoDiciamo che in quel momento ti trovi seduto in un parco nel centro di Milano e scherzi allegramente con le persone intorno a te e piano piano i discorsi virano sull’attualità e la “crisi petrolifera imminente”, sei fregato. il rutto/riflusso assassino ha appena colpito a tradimento. Si inizia a discutere di alternative, energie alternative. Senti frasi tipo “L’idrogeno è pulito!”, “L’idrogeno potrebbe essere rischioso ma si stanno facendo passi da gigante”, “L’idrogeno… blah… blah… blah… eviterà le emissioni di anidride carbonica e addio effetto serra”, “Con l’idrogeno addio ecopass…” e non sai che dire. Tu, cioè io, da chimico non sai cosa rispondere.

Nel vorticare di queste frasi entusiastiche non hai voglia di rovinare i sogni di gloria a nessuno e quindi ti limiti ad assorbire e piano piano assumi una espressione perplessa. Ti chiedono cosa ne pensi, cosa sai in proposito. Rimani vago. Rispondi che c’è ancora molto lavoro da fare e che al limite la CO2 non viene eliminata comunque.

L’ultima frase lascia perplesso/sbigottito l’uditorio. Allora ti dilunghi e tergiversi un attimo per spiegare che di idrogeno libero in natura ne esiste veramente poco e per questo è necessario partire ancora una volta dai derivati del petrolio o dai gas naturali. Qualcuno azzarda e ti propone l’elettrolisi. A questo punto sorridi e gli rispondi che l’elettrolisi ha bisogno di corrente elettrica e che essa viene prodotta rilasciando biossido di carbonio nell’aria e che quindi il processo non funziona.

Hai parlato troppo e la gente ci è rimasta un po secca.

Poco male: si cambia discorso.

La pulce nell’orecchio però ti è rimasta. Devi cercare di capire dove sta l’inghippo e allora, come tutti i giorni, vai in università.

Passa una giornata nella quale scopri che oltre che per l’acqua esiste anche un ciclo per lo zolfo, l’azoto, il fosforo e l’ammoniaca. Notevole. Notevole veramente perché, numeri alla mano, è chiaro che l’uomo non solo se ne frega del mondo in cui vive ma cerca di entrare in competizione con la natura stessa. Che il pianeta Terra inizi a starci stretto è abbastanza noto, ora pure in estremo oriente vogliono raggiungere gli standard occidentali. Decidi che è inutile incazzarsi, irrigidirsi iniziando a sputare bile come tipicamente fanno molti ambientalisti di greenpeace e devi chiedere, parlarne a qualcuno. E’ inutile diventare paranoici, la vita è breve e quindi goditela… poi se sempre meno persone in futuro potranno godersela non è un problema… in fondo al massimo ti reincarnerai in un sasso.

Sai che in università è pieno di scienziati, di chimici, di gente che ne sa’ a pacchi.

Dopo lezione vai a mangiare un panino ottimo e gustoso, hai la pancia piena e quindi sei deciso ad andare a disturbare l’esistenza al primo “eminentissimo-chiarissimo-baronissimo” che conosci. Insomma, si proprio al tuo professore che magari è pure un ricercatore affermato.

Vai spedito al suo ufficio e ti avvicini. Aguzzi un momento l’udito visto che la porta è aperta. “2,8 millilitri al minuto” una voce femminile, suadente e sensuale, “si, ho capito… vediamo come possiamo sistemarlo…” risponde in tono basso quella che ssai essere la voce del tuo professore. Vabbè, bussi e aspetti che ti dicano “avanti…” ma nessuna risposta. Devo aver interrotto un consesso di illustrissimi indiani.

Aspetto ancora un attimo e poi mi decido ad entrare.

Glasses

Una graziosa ricercatrice con una proverbiale gonna floreale, un pullover e una camicetta semiaperta mi sorride. Mentre è seduta sull’angolo della scrivania, con le gambe accavallate e rivolte verso la sedia del “chiarissimo professore” e si riallaccia l’ultimo bottoncino della camicetta; rimettendosi degli occhiali che denotano una carenza diottrica di almeno venti diotrie per bulbo abbozza un “buongiorno”.

Nella tua testa c’è un omino tipo baronetto inglese con monocolo che urla e dice -SANGUEEEEEEEEEEEEEFREEEEEEEEEEEEDDDOOOOOOOOOOOOOO SIIIIIIIIIIR!!!”- mentre come sottofondo musicale senti il ritornello modificato di “New Dress” che più o meno fa’ così “Princess dies sucking under his desk”.

Un attimo di stordimento e poi riprendi il controllo delle mie fauci. Ti presenti e ti scusi dell’eventualità di aver interrotto qualcosa di pregnante. Comunichi che sei li essenzialmente li per avere delle informazioni in merito allo svolgimento degli esami orali e degli scritti e poi che vuoi discutere di alcuni dubbi inerenti l’idrogeno.

A quel punto l’eminente geniaccio mentre finge di arrovellarsi tra le sue scartoffie ti risponde, sgranando gli occhi da dietro le sue lenti da vista (meno proverbiali di quelle della ragazza), “AAaah! Mi spiace ma sono molto occupato Ora.” Concitati movimenti di fogli “Come può vedere sono sommerso di cose da fare”.

Nella tua testa bacata stai ridendo, di gusto: sembra di essere in un film degli anni sessanta. Anzi no. Il medico Maceti e Brut non posizionabile, si proprio come in “Intralci”:

Ti accordi per un appuntamento. Due ore dopo.

A casa mangi e studi, ti inventi delle domande semplici che richiedano risposte semplici.

Albero generativo, un albero con elettrodomestici al posto delle foglie…Torni e l’atmosfera è meno tesa di prima. All’inizio spende cinque minuti a riordinare un attimo la scrivania che manco un tornado… ma si sà… le persone geniali spesso sono disordinate.

Scopri che alla fine il suo esame, nonostante sia di 12 crediti non è nulla di trascendentale e che, in fondo, non è una materia che dia molti problemi.

Poi si va’ al sodo.

Snoccioli i tuoi dubbi in merito all’idrogeno: “E’ una tecnologia pulita?” Ti risponde che a tutti gli effetti esiste un effetto serra dovuto all’acqua ma è meno limitato rispetto a quello provocato dalla CO2. Allora provi a buttarla sull’impatto ambientale che potrebbe avere un parco auto tipo quello di Milano che emette vapore acqueo e lui snocciola un paio di calcoli che ti dimostrano come in rapporto al volume di aria sulla superficie della città rispetto alla quantità di acqua prodotta dalla reazione di combustione sia molto minore che quella prodotta dalla combustione di benzine e diesel. Poi dice che l’unico vero grosso problema ambientale è la deforestazione dei polmoni verdi che producono ossigeno. Alla fine della fiera ne esce che l’idrogeno è una buona tecnologia e può essere anche sicura ma l’unica problematica è la deforestazione che in realtà non fa’ altro che ridurre la quantità di ossigeno disponibile.

Sei contento, i problemi sono stati ridimensionati.

In fondo
la vita bisogna godersela fino in fondo. Se poi riusciamo anche a limitare i problemi che causiamo solo perché la nostra società ha sempre considerato la natura al suo servizio, beh… avremo migliorato la nostra esistenza ed avremo fatto un favore ai nostri figli.

La vita bisogna godersela.

Il mio prof. è d’accordo.

E io lo quoto in toto.

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