Baudelaire

11 Feb

 

 

Fiori del Male

Da “Amen” – Baudelaire

dei Baustelle

Satana è all’inferno per te

Ed è più moderno di te

Avremo divani fondi come tombe

Stando a quanto dice Baudelaire

Cristo muore in croce per me

Pietro brucia in croce per te

Santa è la bellezza

Tanta è la paura

Fai come faceva Baudelaire

Pasolini è morto per te

Morto a bastonate per te

Nello stesso istante

In qualche altra spiaggia

Si è fatto l’amore uniti, contro il mondo

E’ necessario credere

Bisogna scrivere

Verso l’ignoto tendere, Ricordati Baudelaire

Caravaggio è morto per te

Luigi Tenco è morto per te

Nei fiori dei campi vive Piero Ciampi

Bisogna studiare Baudelaire

Saffo s’è ammazzata per noi

Socrate suicida per noi

Vivere per sempre, Ci vuole coraggio

Datti al giardinaggio dei fiori del male.

E’ necessario vivere

Bisogna scrivere

All’infinito tendere Ricordati Baudelaire.

 

Non sarà la canzone più bella del mondo ma mi carica un casino.

[link]

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8 Risposte to “Baudelaire”

  1. terrylsd 11 febbraio 2008 a 20:30 #

    Aaaaaaaa nooooo la Baustellemania ha contagiato anche teeeeeeeeeeeeeee
    Danger! Danger! Evacuareeeeeeeeeee (in senso fisico, of course!)
    Ma come fanno le pischelle ed i fanciulli ad idolatrare codesti miseri esponenti dell’indiefuck peninsulare, emaciati, stretti nelle loro giacchette finto-lise , perennemente forniti di un’aria stitico-poetica, anemico-malinconica, pallidamente tenebrosa e dimesso-diafana…ecchechezz, costoro sono l’antisesso!!! Viva invece i begli omaccioni robusti, dotati di senso pratico, braccia nerborute, chitarre distorte e spaziosi maniglioni dell’amore!

    also sprach Cazzomene

  2. experiment101 11 febbraio 2008 a 21:07 #

    Dunque dunque… da dove inizio?
    Mi piacciono.
    Non basta?
    Evidentemente no, dobbiamo allora fare un distinguo, ci sono le adolescenti nate dopo il 1993 che spopolano su mySpace e ci sono quelli nati durante la fine degli anni ottanta. Sembrerà una differenza minima in termini di tempo ma è un abisso parlando di mode e gusti musicali. Ci sono gli uomini e ci sono le donne, io fortunatamente ricado nel primo caso e me ne compiaccio. “Ti piace Springsteen, ok non c’è problema”. Un conto è valutare un fenomeno ed un conto è apprezzare la musica prodotta da un gruppo che ha proposto più o meno sempre le stesse tematiche che possono essere definite secondo più o meno due grossi macrogruppi: “Il disagio ggiovanile-adolescenziale” e “La critica al sistema”. Io li apprezzo per questo. Conta anche che ci sono le mode e ci sono i fan a questi gruppi di persone affluiscono diverse mentalità: i primi ascolteranno solo un brano poiché è “cool” e magari visti i movimenti di orientamento più o meno underground/alternative delle masse (sempre meno under e sempre più scaraventati on the ground attraverso monitor dei laptops) se ne stuferanno presto o avranno trovato un nuovo genere a cui “affezionarsi”; poi, come dicevo, ci sono i fan. Nella seconda categoria, composta di persone che un tempo son state adolescenti, sono passati quindi attraverso il “disaggio giovanile” e l’esplorazione musicale dei loro gusti (musicali per l’appunto), hanno un gusto o un’abitudine in fatto musicale: nel caso dei fan (ma attenzione, non sto parlando di fan-adolescenti in trip ormonale) possiamo dire che mantengono le loro passioni.
    Ecco.
    Io credo di essere un loro fan fin dall’inizio, ovviamente il tempo ed il confronto con altre realtà musicali e la loro stessa produzione mi permette di avere un’idea di massima della loro evoluzione.

    Personalmente ritengo che Amen non sia un vero album di sperimentazione, quantomeno argomentativa, effettivamente molte altre volte le stesse argomentazioni son state affrontate in passato da questo gruppo. Trovo però che in fatto di musica questa volta l’album sia una “sublimazione stilistica” delle suggestioni che essi trasmettono ogni volta nei loro album.

    Ora mi butto sull’estetico.
    Esteticamente parlando ho sempre apprezzato questo loro riproporre temi figacciosi come il mood 60s, 70s.
    Quel loro utilizzare concetti nuovi e riproporli alla massa.
    Proprio la riproposizione di queste tematiche è, a mio parere, un punto forte della loro produzione musicale: tu hai idea di quanti adolescenti della MySpace generation non sanno chi è Tenco o Baudelaire stesso?
    Io spero in quel tot statistico di ascoltatori che si affezionano ed indagano poiché, se è vero che l’ignoranza dilaga e c’è sempre più meno voglia di apprendimento 1.0, proprio nel ritrovare questi nomi e certe situazioni nelle persone giuste porta inevitabilmente ad una necessità più o meno indotta, più o meno attitudinale, che porta ad ampliare le proprie conoscenze. Io ci spero.
    Tornando ancora al fatto estetico.
    Gli ommini sudati e sgamati non mi attirano particolarmente, come non mi attira particolarmente la tantrica filosofia di Sting. Mal sopporto gli efebismi e le androginie ricercate, di fatto preferisco un cantante vecchio ma che ha costruito e distrutto il glam rock come david bowie piuttosto che James Blunt che non mi trasmette nothing. Preferisco anche una Amy Winehouse bruttina, bassina e ciccottina ma formosa e con quella verve so old Las Vegas piuttosto che Madonna Cabalistica e inlividata che fà la dance.
    Insomma. Efebi si, ma con criterio. Avvenenti e fighi si ma con distinguo.
    Dei Baustelle di fatto non ho mai apprezzato le movenze ed il look del cantante, che di fatto non mi ha mai veramente atirato. Ho sempre preferito, di fatti la tastierista dietro il moog, con la sua voce flessuosa ed a tratti algida.
    Ora però fammi capire: che t’hanno fatto i Baustelle?

  3. siempreio 11 febbraio 2008 a 22:53 #

    Nella mia invettiva, checchè se ne possa pensare, non voleva esserci livore ma bensì solo divertito e fintamente scandalizzato snobismo in reazione allo snobismo fatto mangime per le masse myspaceose classe dall’89 in su…
    No, il Bianconi che pure vedevo talvolta alla MM3 di Zara -snob anche nell’understatement di adoperare i mezzi pubblici e di accompagnare la fidanza al Sisley di Piazza Duomo, questi ammetto sono punti a suo favore- non mi ha rubato la merenda, e pur io conosco e ho avuto modo di ascoltare i suddetti da tempi non sospetti…riconosco anche di aver trovato godibili un paio di ritornelli che non escludo di aver canticchiato sotto la doccia, tra cui, in quanto amante della zizza, “non ascoltate la rèclame/ una marlboro morbida/ la nazionale tossica/ una muratti una gitàne”. Al di là di ciò, tuttavia, ritengo che nella sostanza il gruppo di cui sopra abbia prodotto poco di significativo. Certo, immaginario che fonde sixties, seventies e compagnia -ies, Morricone, Buscaglione e compagnia -one, Gainsburg, Scerbanenco, Alain Delon, Claudia Cardinale, un occhio alle chitarre degli Interpol, Pasolini Fellini Rossellini Godard Truffaut andiamo ai Magazzini, turbe adolescenziali droga noir sesso eros e thanatos ma insomma…è questo il punto. Io non ci vedo pathos. Ci vedo forse non malafede, ma neanche genuinità, spontaneità, furia più o meno iconoclasta. E anche essendo di un’altra generazione rispetto a chi li scopre or ora non riesco a immedesimarmi; forse conoscendo troppo bene i nomi sapientemente citati che mandano i pischelli di primo pelo in visibilio -non mi riferisco a te ma alla generazione dei myspaceini- non riesco ad apprezzare la ruffianeria di assortirli in tale modo, avendo letto Benjamin e mangiato pane ed estetica per quattro anni non mi sconquinfera la canzone su Baudelaire, ci vedo non malafede ma un po’ troppa faciloneria mascherata da ricerca nelle lyrics. Anche i Bluvertigo come sappiamo infarcivano i testi di più o meno mascherati riferimenti a poeti e rockstar e si esprimevano in modo non convenzionale, ma era un altro mondo, un’altra storia, un’altra genuinità -comunque persa e abbondantemente guastata e sputtanata-.
    I Baustelle per me sono di un algido non comunicativo, forse il mio sguardo è troppo disincantato…il loro è un carosello che è come una meringa che sotto la superficie pomposa e ridondante nasconde un vuoto che riempie d’aria e non sfama…io dalla musica voglio la sostanza, il sangue, non quello stillante in minute goccioline da taglietti superficiali su braccini esangui ma quello che scorre copioso da tagli in profondità, la carne, il fuego! Per dirti, ascolta un mp3 a caso dei Bachi da Pietra e avrai la sintesi in musica di questa giustapposizione…Per questo auspico a un’autenticità vera e autenticamente sentita che nella musica di oggi -in ispecie italiana-, sarà un luogo comune da snobbettoni stantii ma stento sempre più a trovare…
    Anyway apprezzo la tua argomentazione pro-Baustelle e le digressioni generazional-estetico-social-musicali, pur non condividendo tutto.
    Ah, io ovviamente per quanto riguarda la questione pop-Hollywood-estetica sto con Britney, più che mai ora che la sua storia si è trasformata in uno psicodramma postmoderno e iperrealistico che farebbe la gioia di Slavoj Žižek.

  4. experiment101 12 febbraio 2008 a 01:55 #

    Nun te preoccupà, so benissimo che non c’era livore. Stavo sperimentando la potenza del commento in prima persona, avanguardia iconoclasta che sposta dei semplici commenti a delle vere e proprie discussioni a tema. 😉

    Siccome oramai è evidente che si sono inventati una versione glam di un mercato (quello della canzone italiana) che prima non esisteva, stando nel loro piccolo orticello sfruttano lo spazio che si sono costruiti. Sia in termini di immagine che in termini di liriche/tematiche.
    Col tempo marciare più o meno nello stesso modo attorno alle stesse tematiche se da una parte definisce l’identità del gruppo, dall’altra fossilizza l’ascoltatore.
    Detta alla brutta: niente di nuovo sotto al sole.
    Questo prescinde comunque dal mio gusto per il kitsh e il trash. Son due concetti distinti, se vogliamo antitetici e speculari ma in ogni caso godibili solo se si è nelle condizioni adatte. E ritorniamo al caso di prima. In ogni caso sono ormai, sempre più fenomeni di durata molto breve poichè i dischi stancano presto. Probabilmente anche perchè l’ascoltatore non è abituato (o non viene educato) a mettersi ad ascoltare un album tutto intero, impegnando quei 75 preziosi minuti che impiega quotidianamente per aggiungere “friends” alla sua pagina su MySpace…
    i baustelle mi piacciono proprio, per tornare al discorso iniziale, perchè nonostante lo stile sia stato creato ad-hoc, a tavolino, i temi siano triti e ritriti, alla fine due o tre brani si salvano sempre.
    Certo è che se fai una breve retrospettiva delle ultime produzioni questa “peculiarità” sta via via scemando.
    Tant’è che ho letto di recente una recensione critica del disco dove essenzialmente viene affermato che sia un disco, quest’ultimo, di roba già fatta da altri (in termini di sperimentazione) e con temi già trattati precedentemente.
    Quando comunque inizieranno a farmi cagare sarai una delle prime a saperlo.

    Mi sono informato poco sul caso Britney… potresti fare una bella chiosa sul tuo blog in merito, magari corredandolo di immagini confacenti la situazione situazione attuale della suddetta Carampana.

    Prossimamente farò un post su questo nuovo “progetto” che ha travolto il nostro caro M.C. e non è escluso che mi autoimponga di seguite questo nuovo reality show…
    E poi mi toccherà pontificare su queste pagine.

  5. Ale 25 febbraio 2008 a 11:08 #

    ADoro questa canzone e, in generale, adoro i Baustelle!!!!!!!!!

  6. DarkAryn 27 febbraio 2008 a 16:31 #

    li sto scoprendo ora e sono veramente bravi.

  7. G. 8 marzo 2008 a 12:04 #

    Classe ’89 uso myspace, ascolto i Baustelle , so chi è Tenco perchè ho una buona cultura musicale e SOPRATTUTTO so chi è BAUDELAIRE meglio di voi ‘gioventu che fu’ che passa il proprio tempo a lasciare stupidi post criticando la nuova generazione! Penso che sia solo invidia..datevi al giardinaggio!..ma nn dei fiori del male (sempre se avete capito cosa sono i fiori del male)

  8. experiment101 9 marzo 2008 a 16:05 #

    @G. Myspace non è il male, è male l’utilizzo modaiolo fatto senza criterio. E’ stato ed è tutt’ora uno strumento potente, una sorta di vetrina di idee e gente che sfrutta lo strumento per cercare visibilità. essendo uscito dall’underground nel quale versava è diventato giocoforza un fenomeno di massa. Non lo demonizzo perché ha raggiunto una grande diffusione. Lo demonizzo in quanto fenomeno modaiolo a se stante, utilizzato come estensione o surrogato della socialità, della socializzazione reale. La vita esiste solo fuori dall’universo virtuale. Non è invidia. Non esiste l’invidia nel mondo virtuale, bastano idee forti, convincenti ed i mezzi per diffonderle e su internet ci sono tutti.
    Ovvio poi che la virtualizzazione dell’identità reale in identità digitale porta con se’ un inevitabile sublimazione delle caratteristiche proprie dell’individuo: caratteristiche elencate a mo’ di lista della spera, interessi intabellati, passioni checklistate. E’ naturale: il web non è un sistema fruibile lentamente, è tutto molto veloce e ciò richiede sintesi. Non necessariamente
    Ora, il giardinaggio dal mio punto di vista non è un’attività a me congeniale. Ringrazio per il consiglio e contraccambio. I fiori del male li apprezzo, possibilmente tradotti in maniera decente se non direttamente nella lingua originale.
    Detto ciò scopriamo gli altarini: Classe ’88.
    Utilizzo internet dal lontano millenovecentonovantasette.
    Baudelaire è il poeta simbolista che apprezzo di più tra la schiera di poeti in quel movimento. Luigi Tenco per me rimane una grande incognita, un grande mistero, una responsabilità del sistema discografico, un suicidio irrisolto pieno di luci ed ombre. E’ stato e rimarrà sempre come emblema di un sistema criticabile e grigio come è il panorama musicale italiano.
    Ovviamente i fiori del male si possono coltivare, a mio avviso in modo proficuo, solo sfruttando il terreno fertile del quale siamo dotati dalla nascita: la mente.

    VK

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