New Order/1: Evacuazione del personnel

7 Apr

New Order/1 Composizione della stupidità organizzataOggi è un’altro giorno, tra tanti altri giorni/giorni altri che si alternano alternativamente nella settimana lavorativa.

Oggi nella spacemothership/costruzione blue, dove albergo quando non vengo inseguito da schiere di Clerck incravattati e aromatizzati, si sono fatte le cose in grande stile. Oggi ho fatto le pulizie di pasqua alla mia postazione e nello sforzo di disincastrare tutte le graffette che si sono annidate negli interstizi dei nostri divisori di design, mi sono quasi ucciso tirando una craniata contro una mensola. Che piacevole sensazione di stordimento! 9:47 del mattino. Stomaco vuoto. Mi dico: “resisti e stoicamente combatti la tua battaglia in onore dell’efficienza e del progresso”. Quindici minuti dopo: “Mi si appanna la vista, sudo freddo e mi sento le articolazioni pesanti. Potrei essere in carenza di zuccheri”. Non era ammissibile che tutti i buoni propositi di una giornata si vanificassero con uno svenimento plateale. Soprattutto come avrei potuto competere con la collega che piangeva al telefono coi suoi parenti abruzzesi per la miserabile crepa nel loro nuovo villino antisismico? No. Ho dovuto reagire. 10:05 mi avvio flaccidamente dissimulando aria “Yeah!” modello primavera, giocherellando con l’asino di peluche spatatrash… che poi sarebbe il mio antifurto personale per la chiavetta del caffè. Arrivo davanti alla macchinetta. Credito sufficiente solo per liquame americano dal gusto di acidi minerali. Osservo il contenuto calorico e la razione giornaliera. 5%. Faccio due conti e mi accorgo che è giuto giusto quello che mi serve per ritornare in postazione, tentare di lavorare o quantomeno assumere un’espressione intelligente poco prima di perdere i sensi. 10:08 sono tornato in postazione, fregandomene di una conferenza in corso con dei teutonici. Inizio a cliccare più o meno a caso sul desktop della mia postazione. Cerco di riprendere il ritmo, fingendo di svolgere qualche tediosa attività di copia/incolla. Riprendo il ritmo, faccio due telefonate: Una minatoria nei confronti di un fornitore, l’altra remissiva nei confronti del cliente. Il cliente ne è sconcertato. Solitamente era abituato a posizioni più nette e decise. Ispiriamo sicurezza. Ostentiamo efficienza ma alla fine siamo un galeone fatto di stuzzicadenti e guano di dodo. Mi riprendo. Solerzia, cortesia, conforto. La telefonata si chiude abbastanza bene. Il cliente è soddisfatto e sta quasi per congedarmi quando avverto il rumore di una sirena Bi-Bi-Bi-BiBIBIBIBIBIiIiIiIiIi (Simulate l’effetto doppler e mescolatelo con toni in fase/controfase) . Clang. Clang. Rumore di porte tagliafuoco che si chiudono automaticamente. Il cliente chiede se c’è qualcosa che non va’. Rispondo che è tutto regolare. Si tratta di una prova programmata di evacuazione. Volevo rispondere “No, è tutto nella norma… sono solo le trombe che preannunciano il brunch delle 11:00 con San Pietro e Lucifero”. Mi contengo. Tutto nella norma. “Buona giornata!”. Risatina di circostanza dall’altro capo del ricevitore. Bene. Un’occhiata ai beni di valore. Lock dei computer. Via verso la prima uscita di emergenza disponibile. Una voce di donna in età fertile annuncia “Tutte le persone ed i lavoratori all’interno del <MOTHERSTARSHIP blue palace> devono abbandonare l’edificio e riunirsi nei punti di raccolta.” La frase si ripeteva in un inglese degno di un’hostess di terra che accoglie una delegazione di turisti indiani all’aeroporto di Caltanissetta. Stupore! La parola “Personnel”. Quale onore! Quale considerazione! Quanta gioia! Basta. Siamo fuori.

Aria fresca. Sole. Primavera. Donne in gonnella. Gonne i donnella. Insomma. Confusione. Osservo rapidamente un omino della sicurezza. Ironizzo su le false note spese che emetterò per chiedere il risarcimento del mio prezioso orologio Bvlgari e della mia borsa per trasportabile telematico di Ermess. Si rientra.

Successivamente sono accadute nell’ordine.

  1. Fuga a scrocco alle macchinette per caffè et dolciumi.
  2. Riorganizzazione di liste di elaborati.
  3. Scene di panico durante la distruzione di copie vecchie ormai dieci anni. Urla, grida, crepitii e puzza di zolfo.
  4. Minacce di collaborazione/usocapione del mio intelletto da parte di proposal che non usano il CAD per pigrizia. Progetto olandese.
  5. Pranzo luculliano a base di pennette all’arrabbiata che sanno di caciocavallo. Non so’ come sia possibile ma è così. Salamellas crudas,carote e insalatas crudas e dulcis in fundos: esagerazione. Budino con la panna.
  6. Relativa fase di stordimento dovuta alla digestione.
  7. Combattimenti e abbattimenti delle onde alfa e beta con altra caffeina a scrocco.
  8. Proposal che calcolano ingombri e spazi a mezzo software. Proposte pallacordiane da pare del sottoscritto che pcandidamente propone: “Calcolatrice, carta e penna?” Risposta. NO. “Le colonne portanti non le so’ calcolare” (cit. proposal a.k.a. pigro a.k.a. ing. meccanico).
  9. Problem solving dopo divagazione intellettuale per far ammutolire e quietare gli animi. La tecnica era tipo un film horror. Dopo un’ora che si rimpallavano le soluzioni ho strategicamente terminato il programma digitando un comando che lo blocca. Ho finto di recuperare il file dalla cartella /temp ed ho creato una soluzione posticcia. Hanno accettato. Hanno firmato.
  10. Sfinimento e fine delle pulizie prepasquali.
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