Voyage

13 Mag

Era una serata liquida. Aria livida di tensioni. Premonizioni di cambiamento. Decise che non era più il tempo di aspettare.
Preparò la borsa e chiamò il taxi. Non aveva ancora deciso dove andare che già sfrecciava rapido verso l’aeroporto. Il sole volgeva al tramonto e nelle corsie cadevano le prime gocce. Il tassista lo osservava dallo specchietto retrovisore. Nonostante lui fosse seduto li, dietro, egli non poteva vederlo: dietro i suoi occhiali scuri si sentiva sicuro. Assenza di contatto. Non durò a lungo. L’impertinenza dell’autista: "sta partendo? dove và?". Momento di pausa. S’irrigidì e rispose con aria serissima, dal profondo del suo diaframma. Impulso: "Un viaggio di lavoro molto importante. Monte Fujiyama". Davanti solo un attimo di incertezza e poi silenzio.
Nella sua testa ora analizzava il significato simbolico di ciò:
-Monte Fujiyama?!? Come mai questa idea geniale?
[…]
-Speriamo non sappia che non esiste un aeroporto, un un volo, che permette di arrivare li. Speriamo non inizi a chiedere dove si trova.
[…]
-Forse dovrei essere li.
[…]
Arrivato in prossimità dell’aeroporto decise: "Terminal 1 Extra Shengen"

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