Zero

8 Lug

Seduto sulle rive del Gange, piedi a mollo nello scarto di una civiltà oramai sovra-stimolata da inutilità ansiogene. Sorseggio il mio Moscow Mule. Osservo il riverbero del sole sullo specchio dell’acqua. Una sensazione di pace e calma pervade i miei centri nervosi. Il plesso solare entra in uno stato di fluttuazione. siedo ma è come fluttuare in mezzo ai campi verdi di Varanasi. Vibrazioni dolci sulla mia corteccia celebrale. Sempre più a fondo penetrano. Duramadre tu sei dura ma materna. Piamadre, non me la racconti giusta ma ti amo per questo. aracnoide arrampicamento e maglia istintuale. Carichi di stimoli che poi spedisci a forza. Ed eccolo. Il nucleo.

Su una via di terra battuta, con un bastone procedo. Motorini e ragazzini in bicicletta. Chiassosi. Sorridenti, la vita è un eterno sorriso. Beffandosi di noi ci travia in maniera imprescindibile e a noi occlusa. Un portone. Fogli di carta rimescolatisi al fango s’alzano. Come carta oleata abbandonata al suo destino. Rumore di campane. Calore terreno. Odo voci salmodiare, aldilà, dietro al portone. Raccoglimento personale. Forze, alle braccia. Batto due colpi, a quattro quarti dal mio battito cardiaco. Apre un vecchio coi baffi da gatto. Basso. Magro, indossa un saio nero. Dietro a delle lenti spesse un altro sorriso. Contraccambio con un cenno di sguardi. Mi prende sottobraccio e senza proferir parola mi fa’ entrare in quella che è una casa. Mi sento solo. sperduto. Monaci lavorano le pelli, seccandole col sale. odore marcescente, carni in putrefazione. Perché ciò che termina sa’ di liquor amniotico? Che la vita sia solo una piccola parte dell’esistenza? La risposta sta dentro di te e se c’è è bene ma anche se non ci fosse… il tempo aiuterà lo spirito a collocarsi. Una voce mi chiama. sotto i portici del cortile, ci sediamo. Due sgabelli e una teiera. Vecchia e corrosa dal tempo, da secoli immemori infonde thè di canapa alle coscienze dei viandanti che come me, smarrita la strada, cercano la via del ritorno.Osservo i gesti del vecchi. In una tazza rotta versa questo liquido scuro. e me lo offre. Con un cenno del capo mi fa’ capire che è giunto il momento.

– Non esitare! Bevi… dopo starai meglio.

Con la mano sinistra impugno il manico, con la destra sorreggo la tazza. La avvicino a me. faceva caldo fino a poco fa’. Ora mi sento rinfrescato. Appoggio le labbra e comincio a stillare poco a poco quel liquido. entra nelle mie viscere come fosse idrogeno. Sottile e potente. Sfuggevole ma energico. Raggiunge il mio esofago, lo stomaco. Le mie spalle si rilassano. Socchiudo gli occhi ed osservo la condensa sugli occhiali del vecchio. Dentro il mio corpo una festa di sensazioni. Un’orchestra suona un valzer viennese nelle mie scapole. Una banda di tzigani una plomba nuziale nel mio stomaco. Nei polmoni Vivaldi, e Paganini coi suoi capricci nelle dita dei piedi, passaggi di sesta nei mignoli. In testa solo il rumore delle foglie e degli animali della foresta.

Finisco di bere. Il mio corpo è ora in pace con una mente che non vuole saperne di fermarsi.

Mi presento – Piacere, Vincent Krups.

-Lampa è il mio nome.

continua…

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2 Risposte to “Zero”

  1. patu 20 luglio 2009 a 08:20 #

    ma di che libro si tratta?

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