Urla

21 Lug

«A me,  questo fatto qui mi provoca una tristezza! Ma hai presente?! Ma proprio TRISTEZZA!!»

Urla, Un Amico. Nella Notte

Ho presente si, mio caro amico. La questione qui è veramente cruciale. Le relazioni interpersonali tendono sempre più a rarefarsi, a rendersi effimere e quantizzate. Non basta più che una cosa sia spontanea. Anzi, più ci si “sbatte” perché – le cose vadano come devono andare – più si dimostra alla società che si ha il cazzo duro. Che si è capaci di stare al mondo, correggo, che il modo in cui si sta al mondo è socialmente accettato.

La sola esistenza, la sola influenza sociale (positiva o negativa) è diventata un fatto deprecabile. Lo stare al mondo oramai, per quelli della mia generazione non è più un onesto confronto fatto di pruriti e dialettica sincera; si preferisce articolarsi ed impelagarsi in un tessuto di riferimenti collettivi condivisi e condivisibili. La conoscenza, voglio dire, non deve e non può portare cambiamento alcuno, sarebbe troppo, sarebbe ammettere di essere esseri umani. Non più social-individui. Essa è volta solo all’aumento smodato delle definizioni, nozioni e credenze alle quali tutti si aggrappano poiché è più facile giocare ad essere dei fari nella notte, piuttosto che una comunità di lucciole. E’ triste, sai, dover riconoscere di essere degli outsider. Ogni tanto mi tremano le braccia dal nervoso. Ma ho deciso, sai? piuttosto che finir con l’essere un represso socialmente accettato preferisco che qualcuno ci sbatta il grugno, si confronti con me. Hai presente quella sensazione che si prova quando si ha un irrefrenabile bisogno di menare le mani? Sani e sinceri cazzotti. Frutto solo della rabbia. Le parole possono essere pietre. Ma cosa succede quando per troppo tempo l’otre è stato chiuso e si è riempito? Potremmo assimilarlo a una betoniera piena di pietrisco. Sono stufo, sai, di fare massaggi. Lo sei pure tu. Lo siamo un po’ tutti, ma alcuni preferiscono castrarsi o legarsi un laccio al collo piuttosto che parlare onestamente: confrontarsi. Sostenere delle idee, per alcuni individui, è come fare un salto nel vuoto: lanciarsi in voli kepleriani in una strana galassia. Molti ti risponderanno “io sostengo le mie idee” Punto. Ma non saranno così coraggiosi da ammettere che ciò di cui ti parleranno non sarà frutto di altro che preconcetti e pregiudizi che hanno assimilato e costruito in condivisione con i loro simili. Poco male. Rallegriamoci. Il primo effetto che potremo provocare, sul momento, sarà lo sgomento. Dopo lo sgomento non rimarrà che una decimo di secondo di silenzio. E poi lo scoppio. La repressione, le urla. Un altro modulo richiede la ripetizione di un successivo modulo, simile nella forma ma diverso nei colori. Non so se riesci a capirmi. Non aver paura. Siamo tutti più o meno simili per conformazione e tutti più o meno similarmente seguiamo gli stessi pattern cognitivi. Per quanto ci si sforzi, ma perché sforzarsi? Piuttosto riconosciamo i nostri limiti. Abbaiare al buio non è mai stato nelle intenzioni delle persone come te e come me. Sarebbe più utile se la gente, guardandoci si spaventasse e iniziasse a porsi delle domande. Le stesse che la vita ci ha insegnato a porci. Fin da piccoli. Rallegrati. Nulla è perso. L’efficacia verrà misurata dalla nostra capacità di colpire esaurientemente i punti nodali delle consuetudini della massa.

«Il mondo mi fa’ paura, la cumpa è più sicura. Sono tutte stronzate

Da un diario dell’anno scorso

Rido Molto Forte.

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