Variazione 1: Il merlo, La scopetta, Lo scoppiato.

27 Ago

Scorre lentamente la lista di possibili scelte. Belle incasellate, riposte e riconoscibili.

Martedì ti svegli e non sai cosa fare, prendi lo scopettino e passi la polvere. Così a tempo perso. Tanto è un bel po’ di tempo che passi ore perdendo tempo. Il tempo si perde e basta, a prescindere. Il tempo è l’unica cosa che nella vita una persona perde a prescindere. Te ne fai una ragione e continui a passar la polvere. Sporco ostinato? Passi uno straccio. Alla fine ti rendi pure conto che far pulizie rende pure produttiva una giornata immersa nella noia. Certo sei pure mezzo rincoglionito dalla serata di bagordi di ieri. Sei lì, immerso nei tuoi trip mentali quando un merlo entra dalla finestra del salotto e SBAM! Si schianta contro l’anta a vetro della libreria. Giace riverso per una frazione di secondo sul pavimento e poi, come attraversato da una scossa, si rianima e prende a svolazzare.

Ecco un bell’esempio di perdita di tempo: cercare l’uscita. Ma cosa cacchio ci  sarà entrato a fare il merlo nella mia stanza? Cosa cavolo avrà pensando mentre inseguiva la sua eventuale preda… Forse era solo sovrappensiero e nella calura estiva, povero piccolo batuffolo di piume elasticamente disposte, è stato colpito da un colpo di calore. No, è poco plausibile. Forse è lo smog. Alla tele dicono che in questi giorni ci sono pure alte concentrazioni di ozono… avrà avuto uno svarione.

Rincoglionito. Per la stanza, senza una meta, sbatte le ali in eseguendo virate circolari. Spaesato. Si ferma, sotto il tavolo. Non lo inseguo, lo osservo. Cinguetta, cerca contatto? Chiede delucidazioni in merito? Forse mi chiede da che parte è l’uscita. Non importa, m’avvicino. Lui è pietrificato. Non si sente a suo agio. Cerco uno straccio, un tovagliolo. Sicuramente non si lascerà prendere a mani nude.

In realtà non è sempre vero, molto spesso gli animali selvatici una volta in contatto con quel nulla aggressivo che osservano in città (più che selvatici sarebbe meglio parlar di animali urbani) hanno due possibili reazioni: la fuga, dettata dal puro istinto di sopravvivenza oppure l’accettazione della dura realtà. Detta così sembra una massima estremizzazione ma in realtà si tratta di annientamento. Darwin e la sua teoria ha e ha avuto in passato pletore di sostenitori/oppositori.

Ma in fondo, chi se ne frega dei seguaci e degli oppositori! E’ solo un merlo…

Dicevo accettazione: la bestiola decide di annientarsi e al massimo opporsi solo se stimolata negativamente; generalmente reagisce al dolore, non alle fauci fameliche di un gatto che se la vuol pappare ed è pur giusto che sia così altrimenti tutta quella storia della catena alimentare eccetera eccetera potrebbe risolversi con una bella guerra tra, facciamo, merli contro gatti oppure pesci piccoli contro pesci grandi. Al massimo massimo tenterà di scappare. Insomma qui bisogna far qualcosa, altrimenti il rischio è che si instauri una forma politica con le relative noie, tribune elettorali e comparsate da Vespa. La questione poi è diversa: devo finire di fare i mestieri. In fondo, oggi, in casa mia comando io. Altro che portoni bianchi, comizi elettorali, onorevoli leoni e onorevolissime gazzelle in televisione a esprimere la loro campagna elettorale.

 Pletho di tutti questi bei pensieri mi muovo piano verso il tavolo, lo straccio è già pronto appeso alla parete. Ora io mi aspetterei da un merlo umanoide noiosi discorsi sul “checcazzo-vuoi-da-me-tu-non-sai-chi-sono-io”. Menomale che merli così esistono solo dopo le tre del mattino nei peggiori bar di Busto Garolfo. Un attimo di concentrazione, siamo seri: lo scopettino, le pulizie, la polvere. Puoi anche essere il merlo-di-dio ma c’ho da fare, sai, noi uomini per mangiare paghiamo e non è mica come la tua di vita e ti basta beccare in giro che, intanto, la leptospirosi non sai neanche che cosa sia. Beato te!

Con calma prendo lo straccio appeso alla parete dietro di me, muovo lentamente il braccio destro sotto la mia spalla destra. Non appoggio lo scopettino perché il merlo potrebbe spostarsi. Perché abbandonare lo scettro, simbolo del mio immenso potere, proprio oggi che sono produttivo e faccio le pulizie? Non se ne parla proprio! In questa postura da ninja contorto cerco con le dita lo straccio. lo afferro col medio e l’anulare. Tiro e non si stacca allora prima sollevo e poi lo scosto, con una semi-rotazione del polso faccio presa. Che bello avere il pollice opponibile! Lo straccio ora mi è in pugno. Lo porto lentamente sul mio petto, lo stendo lentamente tenendolo con l’indice e pollice della mano destra (che nel frattempo detiene il potere-scopetta) e con l’indice e il pollice della sinistra.

Lo osservo, lui mi guarda coi suoi due occhietti color terra con aria interrogativa o così pare. In fondo è la prima volta che entra in un appartamento in modo così inappropriato. Forse si, forse è un merlo voyeur. No. Un merlo kamikaze! Ma chi può saperlo. Tanto ora, lui non lo sa’, lo acchiappo e lo libero sul terrazzo. Sicuramente niente briciole o semini, non ne ho. Eh no eh… la polvere!

Lui è li, a meno di un metro da me, sotto il tavolo e non è nemmeno difficile da raggiungere. Ok, ci siamo… socchiudo un attimo gli occhi e inspiro lentamente l’aria. Lo osservo, lui muove un attimo la testolina. Si starà pur chiedendo che cacchio stia per fare quell’enormità umana goffa davanti a lui.

Lo osservo attentamente e nella mia mente conto fino a tre.

Uno.

Ora mi abbasserò velocemente e gli sarò addosso, mi devo infilare tomo tomo e cacchio cacchio sotto il tavolo. Potrei anche solo buttare lo straccio ma so’ che non sarà efficace. No. Per niente.

Due.

Inspiro velocemente. A noi due merlo! Lo vedi il mio scopettino? E di quello che ti devi spaventare! Tu non sai che io so che non sai chi sono e che cosa voglio, hai solo una vaga idea di quello che sto per fare.

Tre.

Mi tuffo.

Ed eccomi li, che fletto leggermente le ginocchia in avanti. Evvai! Nessuna esitazione, spalanco gli occhi e prendo mentalmente la mira e mi tuffo. Un breve salto. Senza esitare. Mi spingo in avanti con la forza dei polpacci che si trasmette velocemente ai glutei e poi alle spalle. Un moto continuo. Gli sono sopra, ora non lo vedo più. Abbasso velocemente lo straccio, manco fosse “Little Boy” ed io l’Enola Gay che sgancia la prima bomba atomica sulla città di Hiroshima. Piego le ginocchia in modo da atterrare e osservo velocemente. Beccato. No, non l’ho schiacciato per fortuna. Lo scopettino è ancora in mano ma ora fa’ da blocco per lo straccio e sotto il fagotto una massa si muove, si dimena. Blocco i lati e mano mano chiudo lo straccio.

– E’ ora di svolazzare altrove mister merlo! Esclamo vittorioso.

Mi alzo, lui non si muove neanche più. lo cerco con la punta delle dita per capire se è ancora vivo o meno. No no, lui c’è lo sento. Sento il suo cuoricino battere a mille e i suoi polmoni contrarsi ed espandersi velocemente. Piccolino lui. grande e bastardo io. Uff… non mi ci devo affezionare troppo! Lo scopettino è li, sotto il tavolo che mi ricorda che per oggi ho delle priorità.

Mi alzo e mi dirigo verso la porta-finestra in alluminio anodizzato del salotto e la apro. Aria fresca, sole, luce, radiazioni benevole. Prima di tutto rigiro velocemente il fagotto, e creo una apertura, guardo dentro. I suoi occhietti mi fissano ansanti, ora è nervoso, ha trovato l’uscita ma dall’altra parte ci sono ancora io che lo spavento.

– Calmati, ancora un attimo che ti prendo e ti faccio andar via.

Si muove e cerca l’uscita al che io metto la mano dentro per afferrarlo. Le sue piume sono lisce come la seta e il suo corpicino caldo e pulsante. Le zampette sono squamose come sembravano alla vista. si agita e si dimena. L’ho preso e lo tengo fermo nel mio pugno, senza stringere troppo. Lo osservo e così fa’ anche lui. Per un attimo è come se ci fossimo presentati e salutati. Un attimo nel quale all’infuori della logica simbolica dei nostri ruoli e delle nostre esistenze ci fossimo solo io e lui, come davanti a una tazza di thè. Al pomeriggio. Non c’è tempo per tazze, teiere, o samovar. E’ ora di andare: anche lui se ne è ricordato e ora s’ è accorto che intorno a lui c’è il mondo e che io non voglio mangiarmelo. allora inizia a dimenarsi nuovamente con la testolina cerca una via d’uscita. Non ti preoccupare.

Faccio due passi sul terrazzo e m’accorgo dei sacchi della spazzatura pieni. Ma-porca-eva-cristologica-meretrice. Lo scopettino. Allungo il braccio e lo lascio andare. Fà un volo, si ferma un attimo sulla ringhiera, si gira e mi guarda come a dire “Ma guarda te sto matto con la scopetta” e vola via. Cristo la polvere!

Rientro, torno al tavolo e cerco la scopetta. Si riparte.

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