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Stick to the point

28 Lug

Mentre sei solo a un’ora di ventotto di ascolto intensivo di Musica, all’inizio di una strada, comprendi l’interruzione di un’altra. Meglio, capisci perché tempo addietro hai deciso di depositare le armi ed alzare gli scudi. “Big in Japan”: esaurimento spirituale. Paradossalmente mi fa’ schifo ammettere di essermi stufato così presto di lottare per i miei valori ed i miei ideali. Stanco di insistere e trovarmi di fronte ad un muro di gomma ho preferito darci un taglio. Spostando così in altri settori i miei vettori istintivi e propositivi di vita, magari accorciandone un po’ l’intensità non dimenticando, però, il verso e l’orientamento universale. Avrò anche perso in rendimento e stima per i miei gesti. Ho disperso il mio pragmatismo attraverso una più privata contemplazione di grafite stesa in quaderni. Mi è stato utile: ho raggiunto nuovi livelli di conoscenza del mio essere che altrimenti probabilmente non avrei scoperto altrimenti. Sono arrivato a sentirmi una prostituta culturale quando cercavo di spiegare a manichini dotati di gradi di libertà fissati dalla loro stessa posizione, ho avuto momenti di panico, scuotimento, crescita. Un giorno rileggendo questo post mi metterò a ridere, sicuramente; molto più probabilmente mi sentirò molto meglio e più propenso alla vita. Rileggersi fa’ bene all’anima e all’intelletto, così come quando si parla: le proprie parole, la voce, l’accento, il silenzio aiutano a definire la propria identità comunicativa. Le azioni influenzano tuto ciò inevitabilmente e a loro volta sono influenzate in modo duale rispetto alle precedenti. Un’interconnessione: una rete. come tutte le reti, volendo mantenere un livello di organizzazione pressoché egualitario rispetto a tutte le interconnessioni possibili sono finito per lo scontrarmi con i controsensi. Nuovamente. Sono arrivato pure a temere di essere schizzinoso io, quando cercavo di applicare le supposizioni che mano mano prendevano forma nella mia mente. Ho capito che non è di paura. Di c0ntrosensi trattasi. Paradossi: duri, puri, realisticamente astratti, affascinanti quanto vuoi ma comunque paradossi. Ho capito che ora è necessario che la rete inizi a organizzarsi e ad arrangiarsi per i cazzi suoi, mentre io agirò come attrattore strano su di essa. Può pure sembrare una semplificazione olistica della vita: di questo si tratta, non ci sono cazzi. Sono contento poiché le danze non sono finite. Ne passerà ancora di acqua sotto i ponti. Uscirà altra merda dagli occhi. La vita è fenomenale nella sua semplicità. Basta con gli sguardi commossi per l’arredamento, è ora di far pulizia. Indipendentemente dal trend se siamo qui è perché, in un certo senso, abbiamo una missione (almeno a breve termine). Meglio: ci prefissiamo delle missioni per andare avanti. Anche antropologicamente. Cercare risposte, soluzioni. Darsele. Di santa ragione di spirito (possibilmente non solo con quello santo).  L’umanità ha sempre avuto bisogno di problemi da risolvere per progredire e raggiungere nuovi livelli di conoscenza. Il progresso non può e non deve rimanere solo una questione tecnica. L’esistenza è qualcosa che prescinde dai sistemi di riferimento, assi cartesiani se vuoi. Chi se ne frega, tutto è un fine poiché tutto può essere a sua volta un mezzo. Quindi, concentriamoci.

Ora mi concentro bene. E smetto di fumare.

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Urla

21 Lug

«A me,  questo fatto qui mi provoca una tristezza! Ma hai presente?! Ma proprio TRISTEZZA!!»

Urla, Un Amico. Nella Notte

Ho presente si, mio caro amico. La questione qui è veramente cruciale. Le relazioni interpersonali tendono sempre più a rarefarsi, a rendersi effimere e quantizzate. Non basta più che una cosa sia spontanea. Anzi, più ci si “sbatte” perché – le cose vadano come devono andare – più si dimostra alla società che si ha il cazzo duro. Che si è capaci di stare al mondo, correggo, che il modo in cui si sta al mondo è socialmente accettato.

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Zero

8 Lug

Seduto sulle rive del Gange, piedi a mollo nello scarto di una civiltà oramai sovra-stimolata da inutilità ansiogene. Sorseggio il mio Moscow Mule. Osservo il riverbero del sole sullo specchio dell’acqua. Una sensazione di pace e calma pervade i miei centri nervosi. Il plesso solare entra in uno stato di fluttuazione. siedo ma è come fluttuare in mezzo ai campi verdi di Varanasi. Vibrazioni dolci sulla mia corteccia celebrale. Sempre più a fondo penetrano. Duramadre tu sei dura ma materna. Piamadre, non me la racconti giusta ma ti amo per questo. aracnoide arrampicamento e maglia istintuale. Carichi di stimoli che poi spedisci a forza. Ed eccolo. Il nucleo.

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AAA Atteggiamento Socratico Cercasi

10 Apr

Ebbene si, son giorni che non scrivo più nulla di sensato su questo blog. Bene. neanche questo, probabilmente è un post sensato, ma andiamo oltre e dichiariamo pure che me ne frega poco di scrivere cose sensate in questo periodo. Dicevo, bene. Non troppo visto che in questi ultimi quattro giorni sono stato costretto in laboratorio, stretto tra altre 83 persone a seguire il corso di Analisi Chimica. E’ una materia che mi piace tanto perché effettivamente ha come radice quella di comprendere le cose: di scomporle, dividerle e coglierne l’essenza in un certo senso riconoscerle e quindi conoscerle. In fondo anche la radice analýo significa questo.

Bene, dicevo, bene. Una materia che mi piace, fatta in un certo modo, in una certa condizione. Dopo 5 anni in cui son riuscito a districarmi finalmente nel laboratorio mi ritrovo ad essere incastrato nuovamente; incastrato a forza dal sistema che mi impone di lavorare in condizioni folli, stavo dicendo: ottantatré persone che si ritrovano stipate in un laboratorio probabilmente progettato per 60. Mi manca la mia vecchia scuola, ecco tutto.  Mi manca il silenzio o il sommesso vocio e le battute che si levano ogni tanto tra i banconi, mi manca la mitica Marina, sempre pronta a trovare i sali e i solventi dai nomi più strani. Mi manca quell’espressione che si creava ogni volta sui volti dei miei compagni di squadra (si, alla fine a lavorare insieme si diventa una squadra) ogni qualvolta si approcciavano a una nuova tecnica, metodo o ogni volta che scoprivano qualcosa di nuovo ed inaspettato. In università c’è quest’aria da secchionismo e saputellismo che ci son momenti che vorrei mollare tutto, correre via urlando che in fondo Socrate aveva ragione. L’atteggiamento socratico non è sbagliato. In fondo rispetto alla conoscenza bisogna sempre porsi ad un gradino più basso, altrimenti si sarà sempre insoddisfatti. La mia generazione è piena di individui che propugnerebbero l’individualismo sopra ogni attività sociale, fatta salva la propria responsabilità sempre scaricata sul prossimo. E’ facile così. Ok.

In fondo in questi quattro giorni ho rivisto tecniche già usate fino alla nausea già nei tre anni scorsi, non mi è spiaciuto: ho rivisto con piacere i miei vecchi appunti e annotazioni sui miei vecchi quaderni di laboratorio
, sporchi di acidi, coloranti, sali, basi, polimeri e inchiostri sbavati. In fondo l’essere perito chimico non mi autorizza ad essere al di sopra del compito che sto svolgendo solo perché lo svolgo in ambito
chimico-universitario. Sicuramente avrei potuto dominare di più la situazione impartendo ordini a destra e a manca agli ignari liceali ma non mi sembrava giusto. Preferisco osservarli e dare consigli, ovviamente non mi aspetto dei grazie ma non voglio esser guardato con sospetto solo perché conosco trucchi e sono pratico di certi meccanismi. Certe occhiatacce su certe facce mi fan venir voglia di star zitto e metter radici nella mia postazione: fregarmene di tutto e di tutti limitandomi ad eseguire le mie analisi incurante delle richieste di quelli che in un ambiente normale potrebbero esser definiti come animali sociali. La scienza praticata in questo modo porta ad estremizzare i propri comportamenti, provoca celopiùlunghismi inutili e controproducenti. Invece ce sfruttare la sinergia di più persone che lavorano “in tandem” ci si ritrova a lavorare su dei trampoli dove se tutto va bene, se non ci sono buce e nessuno ti fa’ uno sgambetto puoi permetterti di camminare a vista.

L’università da questo punto di vista non aiuta per niente: solo 64 ore di laboratorio in quasi 9 mesi di studio. Niente a che vedere con la vita di laboratorio. Io l’ho detto alla docente di Chimica Analitica e lei si è scusata spiegandomi che in fondo anche lei è costretta per via dei finanziamenti sempre più bassi a ridurre drasticamente le ore di laboratorio. Si è scusata e mi ha pure detto che le dispiace. Le ho risposto di non dispiacersi per me ma per il sistema ed i danni che può provocare. E’ ammutolita e si è rattristata. La capisco.

Anche per me questa è una settimana buia. Talmente buia che neanche il quinto anno di ITIS dove avevo sei ore di fila di laboratorio mi stancavo così tanto (anche lavorando con tecniche e su sitemi più complessi di quelli che sto affrontando adesso).

Domani è un altro giorno, l’ultimo, poi Lunedì l’esame pratico. Il laboratorio finisce per poi riprendere tra un mese e mezzo. Stessi ritmi stessi tempi.

Princess dies under my desk

10 Gen

Ogni tanto può capitare di avere qualche dubbio o questione che ti tormenta le ore del giorno. Non parlo dei problemi di tutti i giorni, le crisi quotidiane, le tipiche piccole-cazzate-che-diventano-gravi che contraddistinguono la mygeneration-lostonmyspace (la mia e tutte le altre…).

Sono piccole questioni che ti capita di affrontare quando sei a tavola, a casa tua o a casa di amici, al cesso al telefono con conoscenti e discuti di quello che succede ne mondo.

Sono situazioni che si creano quando per esempio torni da un viaggio, magari sei stato in un posto sconnesso dai mass media, e riaccendi dopo tempo la tv.

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Il mio futuro è la canna del gas?

3 Nov

 

Quando aboliranno lo scalone per noi giovani?

Quando investiranno dieci miliardi di Euro tra asili nido, scuola e ricerca?

Avrò un lavoro degno di questo nome?

Che futuro mi aspetta?

Potrò costruirmi una famiglia?

 

Quando?

E…intanto i dieci miliardi se ne vanno se ne vanno per lo scalone.

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Senza Parole

3 Set

L’occidente è cieco

Tutti a parlare di competitività, riempirsi la bocca con parole vuote.

Si dimenticano di chi li arricchisce.