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Bosone di Higgs

9 Set

Isterismi e innate paure della fine del mondo.

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Domani mattina alle 9. Vedremo se tutto ciò ha un senso.

LHC

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Irrational-Rationalistic point of view\5

12 Giu

La socialità ti annoia. Troppi presupposti per eventiali incontri ravvicinati e troppi pochi preconcetti. Dover sostenere un’idea sempre è qualcosa che ti spaventa. Portare avanti un proprio pensiero e dimostrare che magari quello che pensa magari è chiedere troppo. Insomma… viviamo in un mondo dove possiamo esternare ogni pensiero, senza il rischio di sostenere lo sguardo del nostro pubblico. Possiamo smaterializzare la nostra essenza sublimando i pensieri e alterare i sentimenti. Perché non essere così anche nella vita? Sarebbe tutto molto più semplice… semplice. La semplicità è concessa solo alle persone che ragionano in modo semplificato. Tutto sommato a te piace pensare complicato. Ottenere delle semplici risposte è troppo limitativo. Basi la tua relazione col mondo estrapolando informazioni, immaginando possibili situazioni. solo dopo un’attenta valutazione provi a mettere avanti un piede, e solo allora ti fermi nuovamente ad osservare l’esterno, aspetti la prossima mossa del tuo simile sempre potenziale avversario. Tutto ciò lo trovi stancante e logorante. Meglio rinchiudere le proprie capacità nei videogiochi: universi virtuali magari interconnessi dove i comportamenti e le possibilità sono limitate e sempre quelle. Trovi sublime il tuo ego sublimato in un ammasso di pixel. Non eccellere in nulla che abbia a che fare con la realtà, eccelli in mondi fantastici. Sii fantastico e ti sentirai meglio. Il tuo ego virtuale potrà trasferirsi nel tuo ed allora una scarica di endorfine ti farà stare meglio. Ti stuferai? Forse… per adesso preferisci predicare bene propugnando il mantenimento di una verginità fittizia e poi nel buio della tua piccola cameretta razzoli male interrelazionandoti con esseri virtuali, nella notte.  Certo, se solo le persone sapessero delle tue grandi prodezze e non ti criticassero per la tua totale apatia forse ti sentiresti meglio… credi in cuor tuo che forse un giorno o l’altro la strada che hai percorso fino ad adesso porterà qualche frutto. Lo speri… magari aumentando la qualità delle immagini un giorno riuscirai pure a fare del vero sesso virtuale. Magari! Però il problema rimarrà sempre lo stesso: non riusciresti a perdere la verginità per davvero. Forse è questo che in fondo ti blocca.

La ragazza ideale per te sarebbe una tua simile… coi tuoi stessi gusti e senza troppe pretese e/o complicazioni. Anzi, se è complicata tanto meglio, ci si capirebbe di più e senza problemi.

AAA Atteggiamento Socratico Cercasi

10 Apr

Ebbene si, son giorni che non scrivo più nulla di sensato su questo blog. Bene. neanche questo, probabilmente è un post sensato, ma andiamo oltre e dichiariamo pure che me ne frega poco di scrivere cose sensate in questo periodo. Dicevo, bene. Non troppo visto che in questi ultimi quattro giorni sono stato costretto in laboratorio, stretto tra altre 83 persone a seguire il corso di Analisi Chimica. E’ una materia che mi piace tanto perché effettivamente ha come radice quella di comprendere le cose: di scomporle, dividerle e coglierne l’essenza in un certo senso riconoscerle e quindi conoscerle. In fondo anche la radice analýo significa questo.

Bene, dicevo, bene. Una materia che mi piace, fatta in un certo modo, in una certa condizione. Dopo 5 anni in cui son riuscito a districarmi finalmente nel laboratorio mi ritrovo ad essere incastrato nuovamente; incastrato a forza dal sistema che mi impone di lavorare in condizioni folli, stavo dicendo: ottantatré persone che si ritrovano stipate in un laboratorio probabilmente progettato per 60. Mi manca la mia vecchia scuola, ecco tutto.  Mi manca il silenzio o il sommesso vocio e le battute che si levano ogni tanto tra i banconi, mi manca la mitica Marina, sempre pronta a trovare i sali e i solventi dai nomi più strani. Mi manca quell’espressione che si creava ogni volta sui volti dei miei compagni di squadra (si, alla fine a lavorare insieme si diventa una squadra) ogni qualvolta si approcciavano a una nuova tecnica, metodo o ogni volta che scoprivano qualcosa di nuovo ed inaspettato. In università c’è quest’aria da secchionismo e saputellismo che ci son momenti che vorrei mollare tutto, correre via urlando che in fondo Socrate aveva ragione. L’atteggiamento socratico non è sbagliato. In fondo rispetto alla conoscenza bisogna sempre porsi ad un gradino più basso, altrimenti si sarà sempre insoddisfatti. La mia generazione è piena di individui che propugnerebbero l’individualismo sopra ogni attività sociale, fatta salva la propria responsabilità sempre scaricata sul prossimo. E’ facile così. Ok.

In fondo in questi quattro giorni ho rivisto tecniche già usate fino alla nausea già nei tre anni scorsi, non mi è spiaciuto: ho rivisto con piacere i miei vecchi appunti e annotazioni sui miei vecchi quaderni di laboratorio
, sporchi di acidi, coloranti, sali, basi, polimeri e inchiostri sbavati. In fondo l’essere perito chimico non mi autorizza ad essere al di sopra del compito che sto svolgendo solo perché lo svolgo in ambito
chimico-universitario. Sicuramente avrei potuto dominare di più la situazione impartendo ordini a destra e a manca agli ignari liceali ma non mi sembrava giusto. Preferisco osservarli e dare consigli, ovviamente non mi aspetto dei grazie ma non voglio esser guardato con sospetto solo perché conosco trucchi e sono pratico di certi meccanismi. Certe occhiatacce su certe facce mi fan venir voglia di star zitto e metter radici nella mia postazione: fregarmene di tutto e di tutti limitandomi ad eseguire le mie analisi incurante delle richieste di quelli che in un ambiente normale potrebbero esser definiti come animali sociali. La scienza praticata in questo modo porta ad estremizzare i propri comportamenti, provoca celopiùlunghismi inutili e controproducenti. Invece ce sfruttare la sinergia di più persone che lavorano “in tandem” ci si ritrova a lavorare su dei trampoli dove se tutto va bene, se non ci sono buce e nessuno ti fa’ uno sgambetto puoi permetterti di camminare a vista.

L’università da questo punto di vista non aiuta per niente: solo 64 ore di laboratorio in quasi 9 mesi di studio. Niente a che vedere con la vita di laboratorio. Io l’ho detto alla docente di Chimica Analitica e lei si è scusata spiegandomi che in fondo anche lei è costretta per via dei finanziamenti sempre più bassi a ridurre drasticamente le ore di laboratorio. Si è scusata e mi ha pure detto che le dispiace. Le ho risposto di non dispiacersi per me ma per il sistema ed i danni che può provocare. E’ ammutolita e si è rattristata. La capisco.

Anche per me questa è una settimana buia. Talmente buia che neanche il quinto anno di ITIS dove avevo sei ore di fila di laboratorio mi stancavo così tanto (anche lavorando con tecniche e su sitemi più complessi di quelli che sto affrontando adesso).

Domani è un altro giorno, l’ultimo, poi Lunedì l’esame pratico. Il laboratorio finisce per poi riprendere tra un mese e mezzo. Stessi ritmi stessi tempi.

She was dancing on the fire

5 Feb
She was dancing on the fire
no..
NO!
She was spinning!
and so…
Ci sono donne che impazziscono per amore
Ci sono scienziatE che impazziscono per amore

Riassunto del Blog 2007

3 Gen

 

Nel 2007 ho (stra)parlato di…

E’ successo che…

  • è nato bl0x, e non è durato neanche un’anno…
  • ho iniziato a sperimentare con l’arte generativa
  • ho scoperto i King Cimson
  • ho arrangiato un videoclip che è andato in onda su tele Lombardia; si trattava di un concorso. Il suddetto viedoclip è stato battuto da un piccione, sicuramente è meglio così.
  • la chiesa ha avuto qualche problema con i suoi dipendenti.
  • due guru dell’informatica “leggermente scopiazzoni” si sono confrontati;
  • Ho fatto la maturità e mi sono diplomato;
  • avvenimenti dopo il diploma e occupazione assillante;
  • ho sviluppato una fobia verso i nuovi baby-consumatori;
  • son stato in un paese folle ed al contempo fantastico;
  • girare per il mondo non ti ripaga di certe cose;
  • ho cercato in modo goffo di scrivere un (breve) pezzo pirandelliano ma alla fine ho preferito sperimentare amplificando i sensi;
  • mi sono iscritto all’università.
  • ho deciso che se facessi il giornalista sarei un giornalista musicale e mi piacerebbe farlo perché potrei scrivere cose tipo questa: zero sforzo/massimo cazzeggio;
  • ho trovato il mio guru;
Poi è arrivato il 2008.

Vecchi telefonini? Ora si riciclano con Vodafone!

22 Nov

Questo post è un Buzz, proposto da ZZUB.IT

L’autore si è guadagnato una ricarica di 10€

potete considerarla pure una marchetta, poco mi importa, ma siccome

il fine è lodevole ve ne parlo.

Almeno non riempitemi di pernacchie i commenti…

In Italia il 90% della popolazione ha almeno un cellulare.

Io ne conosco diverse che ne hanno due o tre. Magari perché fa’ figo… ma il problema è che si cambia cellulare in media una volta ogni 16/18 mesi e quelli vecchi o li si butta via o si accumulano in cassetti e sgabuzzini.

Il telefonino è una potenziale bomba chimica per l’ambiente. Se lo si butta nella normale spazzatura si rischia di inquinare gravemente l’ambiente.

Brochure per la raccolta dei vecchi cellulari. Promossa da Vodafone via zzub.it

In una normale discarica il cellulare verrebbe bruciato al pari di tanti altri oggetti. Inquinando.

Dette così sembrano parole vuote, ma iniziamo a spulciare un attimo i dati… e visto che da chimico m’interessa, diamo pure un’occhiata al contenuto di metalli ed inquinanti di un telefonino (escludendo la batteria):

[fonte]

 

 

Un cellulare abbandonato nell’ambiente impiega dai 3000 ai 5000 anni a dissolversi ed i metalli pesanti hanno effetti sull’ambiente e sugli organismi spesso devastanti. Non è finita qui. Il solo cadmio contenuto in una batteria è potenzialmente in grado di inquinare 600.000 litri d’acqua.

Che fare?

Beh… direi ch la scelta di ricondizionarli ed utilizzarli al massimo delle loro capacità per poi riciclarli ed evitare, così, di danneggiare l’ambiente non è poi così male.

Un’iniziativa utile ed interessante è quella messa in campo da Vodafone: Una campagna volta al riciclo ed al recupero dei vecchi telefonini.

Vodafone Collabora con una società norvegese specializzata nel recupero e nella rigenerazione di telefoni cellulari, che si occupa di raccogliere, stoccare, riciclare rigenerare i vari componenti riducendone così l’impatto ambientale.

Mica è finita qui eh?

Le plastiche che compongono i caricabatterie, le cover e i fili dei cellulari vengono riciclate e trasformate in alti oggetti, per esempio con il polietilene si possono fare dei capi in pile.

Come funziona il recupero?

 

Diciamo che ora vorreste liberarvi dei vecchi telefonini che tenete dal 1997 nei cassetti, dove portarli?

Se la macchina del Vodafone Recycling Tour passa dalle vostre parti, potreste trovarla ad uno di questi indirizzi:

22-23 Nov Firenze in Piazza Beccaria

 

25-26 Nov Pescara in Piazza Salotto

28-29 Nov Salerno in Via roma, all’incrocio con Via Gioia

01-02 Dic Bari in Corso Cavour

Oppure potete portare il vostro delefonino in uno dei weekend del 16-17 novembre, 23-24 novembre e 30 novembre – 01 dicembre in uno di questi negozi:

Bolzano Piazza Walther, 15

Cagliari Via Manno, 38

Milano Via Orefici 2

Napoli Via Roma 322

Palermo Via della Libertà 19-21-23

Roma Via del Corso, 417

 

Peccato che un’iniziativa così non sia passata qui a Milano, veramente un peccato.

La macchina che fa’ il Vodafone Recycling Tour non passerà a Milano, in ogni caso andrò in via orefici a dare un’occhiata.

Ah… dimenticavo! Per ogni cellulare che consegnerete riceverete una ricarica di 4 €uro.

Eviterete di inquinare inutilmente l’ambiente buttando il telefonino nella spazzatura e vi ricaricherete il cellulare.

Qualche parere in merito? Qualcuno ha avvistato i punti di raccolta?

 

 

Esistenza = Vita – Morte : perchè amare la vita e non tentare alternative alla morte.

20 Ott

Accade che la gente muore, è un fatto naturale.

 

La gente, chiunque, muore per i più svariati motivi: naturali, biologici(malattie), incidentali (incidenti di vario tipo).

 

Non solo la gente muore.La mattina quando ci laviamo i denti, streptococchi, spirilli, actinomiceti e tanti altri muoiono inesorabilmente sotto l’effetto del dentifricio o del colluttorio che utilizziamo abitualmente. Per buttarla sul coprologico: quando siamo sulla tazza e produciamo le più alte elucubrazioni della giornata, non stamo facendo altro che espellere i prodotti di scarto della digestione che possono essere composti in vario modo: essenzialmente

succhi intestinal, cellulosa e cellule morte. Le ultime non sono certo quelle che abbiamo ingurgitato a pranzo o a cena; facevano bensì parte del nostro corpo. Sono morte, non funzionano più e quindi le espelliamo. Dopo ci laviamo le mani: altri batteri morti per effetto del sapone. E’ una questione di sopravvivenza: mi lavo, mi curo, faccio di tutto per non ammalarmi ed abbassare la possibilità di morire.

 

La morte è, biologicamente parlando, la conclusione dell’insieme di processi biochimici/fisici che descrivono il mantenimento di un essere vivente. Se ne dovessimo discutere in ambito meccanicistico la morte di un essere vivente è l’ultimo stadio dell’esistenza di un essere vivente. Dopo la morte c’è la decomposizione. Chimicamente parlando, la morte, è quell’istante in cui l’intero sistema biologico entra in equilibrio con l’ambiente; cessa lo stato stazionario tra energia in ingresso ed energia in uscita (non tutta l’energia che entra poi esce, per questo si ingrassa).

 

In termini ancora più generali la morte è un fatto universale: potremmo considerare come morte la fine di qualsiasi insieme di processi o addirittura il completarsi di una funzione o un compito. Tutto nell’universo esiste in una forma definita per un certo tempo. Gli esseri viventi hanno come termine della loro esistenza uno stato chiamato morte. Cessata la morte arriva la decomposizione che riporta le sostanze costituenti l’organismo verso l’ambiente, verso uno stato più “semplice”.

 

L’essere umano, in fondo, non è che un insieme di elementi combinati tra di loro in una fittissima e complicatissima rete. Col passare del tempo, la vita, l’esistenza consuma rete. Dissolvendola, sciogliendola. Slegandone i nodi. La morte in questo senso è la dissoluzione completa della rete, la trasformazione a elemento semplice. La rete che torna ad essere filo, il filo che torna ad essere materia.

 

Perché dovremmo opporci?

 

Penso che al limite dovremmo cercare di preservare la nostra esistenza più che cercare un’alternativa alla morte.

 

La morta, si, è un fatto triste, spaventa, provoca sofferenze e mancanze. La morte però non deve farci smettere di vivere la nostra esistenza, anzi, deve invogliarci a godercela il più possibile.

 

Non capisco perché farsi condizionare dalla morte: probabilmente questo è anche il motivo per cui io non riesco a credere nelle religioni, le vedo come un fatto puramente estetico, come una valvola di sfogo per l’esistenza. In qualcosa però credo. La morte la temo ma in ogni caso non mi faccio condizionare. Cerco di amare la vita, l’esistenza, il complesso intrico di relazioni, conoscenze, stimoli e sentimenti che essa rappresenta.

in risposta a SeriousSoul.

fotografia: Il trionfo della morte

by Philapple