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Serie conclusioni sconclusionate.

25 Gen

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Forse funziona anche così ma non credo che si possa continuare a prendersi in giro

Flickr

25 Ott

This is a test post from flickr, a fancy photo sharing thing.

Telephone Calls

17 Set

[work in progress]

Uomini e Donne soli

9 Set

I soli sono individui strani
con il gusto di sentirsi soli fuori dagli schemi
non si sa bene cosa sono
forse ribelli forse disertori
nella follia di oggi i soli sono i nuovi pionieri.
I soli e le sole non hanno ideologie
a parte una strana avversione per il numero due
senza nessuna appartenenza, senza pretesti o velleità sociali
senza nessuno a casa a frizionarli con unguenti coniugali.
Ai soli non si addice l’intimità della famiglia
magari solo un po’ d’amore quando ne hanno voglia
un attimo di smarrimento, un improvviso senso d’allegria
allenarsi a sorridere per nascondere la fatica
soli, vivere da soli
soli, uomini e donne soli.
I soli si annusano tra loro
sono così bravi a crearsi intorno un senso di mistero
sono gli Humphrey Bogart dell’amore
sono gli ambulanti son gli dèi del caso
i soli sono gli eroi del nuovo mondo coraggioso.
I soli e le sole ormai sono tanti
con quell’aria un po’ da saggi, un po’ da adolescenti
a volte pieni di energia a volte tristi, fragili e depressi
i soli c’han l’orgoglio di bastare a se stessi.
Ai soli non si addice il quieto vivere sereno
qualche volta è una scelta qualche volta un po’ meno
aver bisogno di qualcuno, cercare un po’ di compagnia
e poi vivere in due e scoprire che siamo tutti
soli, vivere da soli
soli, uomini e donne soli.
La solitudine non è malinconia
un uomo solo è sempre in buona compagnia.

Giorgio Gaber

100 anni di effetti speciali

28 Ago

E chissà cosa ci riserverà il futuro!

Quattro momenti su tutto il nulla – Linguaggio

10 Ago

“[…] Mi veleggia, volteggia l’essere frequentato dall’errore del vero sì come soffio asincrono della vita impensata. Ecco, non dico un niente, sto precisando in voce e non dico niente, un non dico niente che così risuona. Non dico niente, soffio di vento, divento soffio; importa solamente come suono questo “non dico niente”. Anche se orale è niente fuori da timbro e tono, aria da ascolto emessa da un pensato logico senso? No. È perché nulla, nulla, m’è consentito dire che non sia equivoca volontà intenzionata di questa mia identità vanita. Io sono il vortice insensato della trottola, movimento e la sua negazione. Sono l’anti-umanesimo: Lorenzaccio che decapita le statue, Aguirre che si firma “Il Traditore”, Carmelo Bene perché soggetto alla necessità del nome come rassegnazione al destino.

Così come il tutto interdisciplinare mi indisciplina nel degenere estetico mi sono degradato anche a poeta. Ho scritto la voce, troviero d’un poema, ‘l mal de’ fiori, perché leggere e scrivere il soltanto lettore è un fuori tema, è un parvenu di fronte a un foglio sempre più sbiancato. Ho discritto la voce con quella nostalgia che riserviamo alle cose che non sono mai state, da per sempre mancate.

Le cose, queste, sole, indimenticabili nello sconcerto degli spettacoli oltre il senso: teatro senza lo spettacolo del senso impossibile, come rigorosa impossibilità del trovare negli eventi di scena laddove si consuma il rifiuto dell’arte inteso come rifiuto dell’umano; soprattutto il rifiuto dell’umano linguaggio nella sua eterna fucina delle forme. Ebbene, negli spettacoli sconcerti ho discritto la voce dell’inorganico, dell’inanimato, dell’amorfo, dal non risuscitato alla smorfia dell’arte lasciandomi possedere dal linguaggio e non disponendone (sì come dato in quasi tutta l’espressiva cartolina del ‘900 poetico nostrano).

Ho cominciato a farla finita una volta per tutte con il discorso. Nessun problema finalmente, un incipit è di per sé la fine, la favoletta biblica relativa alla dannazione caotico-linguistica inflitta alla gentaglia tracotante rea di quell’aver tirato su la torre di Babele. Oltre che falsa e stolida non ha un bel niente di eccezionale; babelica davvero è ogni nostrana erranza linguacciuta nella variazione perpetua di qualsiasi mancato presente in divenire. Siamo quel che ci manca da per sempre.

Lo so, mi sa, che il nostro delirare in voce è un differire la morte, ché noi si muore appena abbiamo smesso di parlare, appena abbiamo smesso l’illusione d’essere nel discorso (consultare Sossure ecc.). È strarisaputo che il discorso non appartiene all’essere parlante. Lo so, mi sa, l’essere è il nulla, dunque noi non ci apparteniamo; quando crediamo d’esser noi a dire siamo detti. Nel discorso, l’arroganza volitiva d’ogni mia intenzione è irrimediabilmente frustrata e dal momento che non siamo noi i dicenti ad argomentare in voce ciò che ci frulla in mente, così come non sei, puoi dire nulla. Questa mia voce è me attraverso, medium equivoco di un discorso altro dal presupposto virgolettato mio discorso. Il dire è la messa in voce, altra da questo o quel pensiero argomentato, voce che perciò dice nulla (vedi Carlo Signa a proposito della voce e il fenomeno in Derrida). Si può solo dire nulla, destinazione e destino d’ogni discorso.

Ma solo questo nulla è proprio ciò che si dice: la verità del discorso intesa come esperienza stessa del suo errore. Altro non resta che in tutto abbandono lasciarsi comprendere dal discorso senza appunto la nostra volontà di intenzione. Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo (è Nietzsche mutuato in un distico da Montale) […]. Non c’è soluzione, perché non basta non essere ignorantissimi, perché è il non essere che è indispensabile.

Ma ciò è impossibile se prima non vi siete chiodati qui, nella svuota crapa, che l’i-o, l’io dell’uomo ha creato Dio e non viceversa, che insomma il vostro Signore inquilino del superattico tra le nuvole non ha giammai risposto del proverbiale talentaccio del chi s’è fatto da sé, e per di più dal nulla. Il catechismo dogmatico devozionale (non è teologia), Don Occam il Dottore addusse a prova dell’Iddio esistenza che non si può pensare anche le cose che non esistono. Complimentacci Monsignore, …acci. Già”.

Carmelo Bene

Pret à Porter

9 Ago

Estate niente da perdere, non sei più da solo

senti come bucia il fumo dentro il petto è solo un altro passatempo per l’anima

respiri un fiato, da chiedere un attimo solo

troppe coincidenze danno dipendenza e il rischi è quello di fidarsi della verità.

Dicono che io non so’, dicono che io non ho

neanche una una ragione per non perdere la testa e allora

dicono che io non ho neanche una ragione per non perdere la testa e allora

dammi cosa vuoi da me

dimmi anch’io da credere

dammi un buon motivo per non scegliere da solo e ancora

quello che non voglio più sentire,

quello che non voglio più capire,

quello che non basta chiedere per smettere di farsi male

quello che non voglio più sentire

quello che non voglio più capire,

dammi un ideale che sia il mio pret à porter.

Estate niente da chiedere, non sei più da solo

vedi come al mondo tutto è già al suo posto

è solo un altro turbamento per l’anima,

respiri il fiato da perdere

un istante solo, cedere ai bisogni porta dipendenza

scherzo del destino amaro per la mia realtà.

Dammi un ideale che sia il mio pret à porter.