Tag Archives: Life

AAA Atteggiamento Socratico Cercasi

10 Apr

Ebbene si, son giorni che non scrivo più nulla di sensato su questo blog. Bene. neanche questo, probabilmente è un post sensato, ma andiamo oltre e dichiariamo pure che me ne frega poco di scrivere cose sensate in questo periodo. Dicevo, bene. Non troppo visto che in questi ultimi quattro giorni sono stato costretto in laboratorio, stretto tra altre 83 persone a seguire il corso di Analisi Chimica. E’ una materia che mi piace tanto perché effettivamente ha come radice quella di comprendere le cose: di scomporle, dividerle e coglierne l’essenza in un certo senso riconoscerle e quindi conoscerle. In fondo anche la radice analýo significa questo.

Bene, dicevo, bene. Una materia che mi piace, fatta in un certo modo, in una certa condizione. Dopo 5 anni in cui son riuscito a districarmi finalmente nel laboratorio mi ritrovo ad essere incastrato nuovamente; incastrato a forza dal sistema che mi impone di lavorare in condizioni folli, stavo dicendo: ottantatré persone che si ritrovano stipate in un laboratorio probabilmente progettato per 60. Mi manca la mia vecchia scuola, ecco tutto.  Mi manca il silenzio o il sommesso vocio e le battute che si levano ogni tanto tra i banconi, mi manca la mitica Marina, sempre pronta a trovare i sali e i solventi dai nomi più strani. Mi manca quell’espressione che si creava ogni volta sui volti dei miei compagni di squadra (si, alla fine a lavorare insieme si diventa una squadra) ogni qualvolta si approcciavano a una nuova tecnica, metodo o ogni volta che scoprivano qualcosa di nuovo ed inaspettato. In università c’è quest’aria da secchionismo e saputellismo che ci son momenti che vorrei mollare tutto, correre via urlando che in fondo Socrate aveva ragione. L’atteggiamento socratico non è sbagliato. In fondo rispetto alla conoscenza bisogna sempre porsi ad un gradino più basso, altrimenti si sarà sempre insoddisfatti. La mia generazione è piena di individui che propugnerebbero l’individualismo sopra ogni attività sociale, fatta salva la propria responsabilità sempre scaricata sul prossimo. E’ facile così. Ok.

In fondo in questi quattro giorni ho rivisto tecniche già usate fino alla nausea già nei tre anni scorsi, non mi è spiaciuto: ho rivisto con piacere i miei vecchi appunti e annotazioni sui miei vecchi quaderni di laboratorio
, sporchi di acidi, coloranti, sali, basi, polimeri e inchiostri sbavati. In fondo l’essere perito chimico non mi autorizza ad essere al di sopra del compito che sto svolgendo solo perché lo svolgo in ambito
chimico-universitario. Sicuramente avrei potuto dominare di più la situazione impartendo ordini a destra e a manca agli ignari liceali ma non mi sembrava giusto. Preferisco osservarli e dare consigli, ovviamente non mi aspetto dei grazie ma non voglio esser guardato con sospetto solo perché conosco trucchi e sono pratico di certi meccanismi. Certe occhiatacce su certe facce mi fan venir voglia di star zitto e metter radici nella mia postazione: fregarmene di tutto e di tutti limitandomi ad eseguire le mie analisi incurante delle richieste di quelli che in un ambiente normale potrebbero esser definiti come animali sociali. La scienza praticata in questo modo porta ad estremizzare i propri comportamenti, provoca celopiùlunghismi inutili e controproducenti. Invece ce sfruttare la sinergia di più persone che lavorano “in tandem” ci si ritrova a lavorare su dei trampoli dove se tutto va bene, se non ci sono buce e nessuno ti fa’ uno sgambetto puoi permetterti di camminare a vista.

L’università da questo punto di vista non aiuta per niente: solo 64 ore di laboratorio in quasi 9 mesi di studio. Niente a che vedere con la vita di laboratorio. Io l’ho detto alla docente di Chimica Analitica e lei si è scusata spiegandomi che in fondo anche lei è costretta per via dei finanziamenti sempre più bassi a ridurre drasticamente le ore di laboratorio. Si è scusata e mi ha pure detto che le dispiace. Le ho risposto di non dispiacersi per me ma per il sistema ed i danni che può provocare. E’ ammutolita e si è rattristata. La capisco.

Anche per me questa è una settimana buia. Talmente buia che neanche il quinto anno di ITIS dove avevo sei ore di fila di laboratorio mi stancavo così tanto (anche lavorando con tecniche e su sitemi più complessi di quelli che sto affrontando adesso).

Domani è un altro giorno, l’ultimo, poi Lunedì l’esame pratico. Il laboratorio finisce per poi riprendere tra un mese e mezzo. Stessi ritmi stessi tempi.

Annunci

Perché design?

11 Dic

 Una piccola lezione di vita da un gran designer.

Ho trovato il mio nuovo guru.

Libera Me Domine

7 Ott

Seguire le lezioni di matematica seduto su dei gradini diciamo che non ha effetti positivi sul mio fisico; questa attività, in particolare, mi uccide la schiena. Diciamo che alla fine della lezione, dopo due ore di equazioni/De Moivre/serie/vettori e chi ne ha più ne metta, sono a pezzi: non ho certamente la faccia di uno che apprezza la vita e sprizza gioia da tutti i pori saltellando come un cerbiatto in trip da acido per l’arrivo della primavera (aggiungici pure che è autunno, la stagione della mestizia).

Un giorno, in una lezione qualsiasi di “Istituzioni di Matematiche” (mi raccomando! Quando lo leggete cercate di imitare la voce fuori campo di Fantozzi), stavo seduto sui suddetti gradini a prendere appunti come uno scriba impazzito; alla mia destra, comoda comoda, sedeva su una poltroncina ed un banchetto una ragazza: Occhiali, viso rubicondo e devastato dall’acne, vestita tipo alternativo 70s, accluso un caschetto di capelli compresa frangetta.. Ogni tanto si girava e mi guardava. Mi sorrideva: era evidente che stava tentando un approccio. Io non rispondevo e mi limitavo a sbuffare ed a imprecare interiormente circa la mia condizione momentanea. Osservavo in continuazione l’orologio: non vedevo l’ora che finisse quel mio supplizio.

La visione di tutto questo insieme di cose, ossia, la matematica, la tizia in fase approcciante dalle fattezze proprio poco confortanti mi avevano sconvolto alquanto. Tentavo di scrivere quanto più possibile seguendo una logica per me non del tutto chiara. Ma vabbè. Passa un tot di tempo e mi dimentico della suddetta presenza e cerco di ottimizzare gli appunti.

Alla fine della lezione mi alzo e mi stiracchio sbadigliando energicamente.

Avevo la schiena dolorante e mentre me la massaggiavo devo aver detto, a bassa voce, una frase del tipo “Che merda! La matematica m’ha ucciso!”.

Faccio per uscire quando la suddetta ragazza mi passa davanti e mi ferma.

“Ti vedo proprio depresso!”

Ecco: io mi ero dimenticato di lei e rivederla così di botto mi ha inquietato non poco. Ero spaventato e mi giravano i coglioni.

Al sentire quelle parole ho sentito il jingle di “OK! Il prezzo è giusto!” e una voce che diceva “Benvenuti ad una nuova puntata della serie APPROCCI DI MERDA!“.

Devo aver risposto tipo: “Non credo di essere depresso, probabilmente è la schiena distrutta e il prof di mate che va’ come un treno. Aggiungici pure che fa’ un caldo boia…”

Al che lei scappa facendo una faccia misto triste misto sconvolta.

Io rimango basito. In definitiva misto basito/sollevato: 1) Il roito è scomparso; 2) Ho potuto sfogarmi.
Poi incontro un tot di ex compagne di liceo ed andiamo a farci un panino.

So’ ccose che succedono!