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Leopardi on Ipnorospo.

24 Giu

Altro che Silvia…

Era l’Ipnorospo!

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Irrational-Rationalistic point of view\2

8 Giu

Praticare la relazione di coppia come atto puramente utilitaristico non è buona cosa. Perpetrare la suddetta pratica con la pretesa di innamorarsi produce ansie acide. Bene. Perdere il contatto significa perdere riferimenti. Anelare e tendere al ricongiungimento autoimponendolo provoca disturbi e tensioni. Ripiegare su altre fantasie è frustrante. Ripiegarsi su altre fantasie genera, verso la fase di relazione precedente, delle distorsioni. Entrare in questo loop mefitico rende schiavi della propria psiche inconscia. Incastrarsi in questo meccanismo rende egoisti ed egocentrici. Uscirne è possibile. Basterebbe guardarsi allo specchio e non sentirsi normali, non imporsi una normalità fittizia. Evitare i comportamenti di comodo ed i comportamenti precalcolati. Evitare di nascondersi dietro a dei personali fasulli paraventi. Insomma essere meno ipocriti con se’ stessi e di riflesso con gli altri.

San Valentino tale – noir, stalking, nonsense

15 Feb

Ufficializzarlo così sarebbe stato scontato. E’ reciproco l’accordo per cui non debba esistere nulla di duraturo tra due persone come noi. Com’è, come non è, non l’abbiamo mai capito ne mai ci sforzeremo per capirlo. Fatto sta, visto che non esiste, che possiamo decidere di sorprenderci a vicenda. Possiamo sempre sentirci come dei profughi, degli amanti segreti, delle spie in missione segreta, dei traditori della patria, dei mercenari di noi stessi oppure semplicemente noi. Non volendo sconvolgere, ogni volta che capita, i nostri universi scegliamo posti/orari/modi diversi.

Parti il 12, presto. Arrivi tardi. Prendi il tubo, scendi dal tubo. Fai due telefonate e ti precipiti al posto che sai. Ti siedi su una panchina poco distante, il clima oggi è veramente pessimo… ma non ti dispiace, vuoi perchè sei convinto che per una volta S.Valentino (la festa dei sexy-shop e degli innamorati) te lo meriti, anche se in realtà non si è mai trattato di amore nel senso classico ed inflazionato. Mai è inflazionato l’amore, in generale, ma il giorno di S.Valentino è per forza un giorno inflazionato. Ma vabbè. E poi, non è ancora S.Valentino. Bene. Siete tu, il tuo zain, la panchina, la fida digitale munita di teleobiettivo. Vedi passare la complice dei tuoi misfatti, l’architetta di ogni tuo dolce divagare, la musa di tante cose segrete che mai rivelerai così, sulla pubblica piazza. Impugni il dorso della macchina e parti scattando a raffica. Dura un istante. Poi lei svanisce dietro l’angolo. Poco dopo (questione di attimi) eccoti li che la insegui fin al tubo. Ma non ti vuoi far vedere, intanto scatti. Lei, dietro delle lenti oscuranti in una giornata oscura, sottoterra ma illuminata dal neon. arrivi fino ai tornelli e poi torni in dietro. Riponi la macchina nello zaino. Vai a cercare il primo photo-shop e stampi tre fotografie, scelte da te personalmente tra le trenta da te scattate. Supporto scelto delle cartoline economiche ma comunque care. Hai chiesto che fossero stampate in bianco e nero. Prima di pagare, con la tua fida bic nera scrivi frasi che san molto di stalker. Compri delle buste. Ti senti a metà tra un paparazzo ed uno stalker. Ti senti orgoglioso del lavoro fatto ma subito ti riprendi perchè non c’è tempo di lodarsi ed imbrodarsi, è un gioco. Ritelefoni all’ignara e le chiedi che programmi ha per oggi. Dopo un primo momento in cui cerca di sbolognarti in quanto affaccendata con altre faccende affaccendate ti svela i suoi programmi. Andrà in tre posti e due li conosci (caccio che culo!) ok, ti fai dire dove sono, pure gli indirizzi, adducendo scuse tipiche da nerd all’ultimo stadio (Le fai un discorso diabetico sul fatto che la osserverai su google earth). Ti dice pure dove si trova e per quanto tempo rimarrà, pare interessata a questo (finto) gioco a distanza. Perfetto! Vatti fidare di ladri e truffatori! Noi due siam peggio di Bonny & Clyde. Solo che lo siamo a fasi alterne: una volta io, una volta lei. anche tu scivoli velocemente giù per il tubo e velocemente arraffi cibo commestibile a poco prezzo da un indiano. Mentre aspetti la metro ti informi sul terzo luogo a te sconosciuto, su una mappa della City. E’ la prima tappa e sai che dovrai corrompere qualcuno per la consegna. Cambi due volte linea della metro ed alla fine arrivi in un quartiere residenziale non proprio popolare. L’indirizzo lo trovi dopo dieci minuti di girovagare, le vie non hanno dei nomi normali… ti ripeti… roba da cartografi qui! Alla fine ti rendi conto che è un palazzo con il portiere. Perfetto! Spieghi che è una questione di Vitale importanza che la lettera venga consegnata alla persona indicata sulla busta, lui fatica un po’ a capacitarsi ed allora tu sfoderi la scusa di importanti questioni famigliari. Lui ti chiede come farà a riconoscerla. Tu gli mostri un suo primo piano scattato poco prima con la macchina fotografica. Lui ti guarda stupito. Tu adduci che lei è una artista. Lui fraintende ma hai la sua parola. Ringrazi. E vai. Sei in ritardo, lo sai. Ancora 10 minuti e lei sarebbe arrivata. Prendi il bus. Ma non è a due piani, è nuovo. Ti siedi ed ora ti decidi ad andare alla seconda tappa. L’albergo. Ti dirigi sicuro. Dieci minuti a piedi e sei nella hall. Consegni la busta al concierge dicendo che è molto importante. Saluti e te ne vai. Il resto del pomeriggio lo passi a sorseggiare liquami in un pub, spiluccando di tanto in tanto cibo solido. Le telefoni e noti una certa preoccupazione nella sua voce. No, non è preoccupazione, è agitazione che viene riflessa da lei attraverso un tono nervoso e secco. Le chiedi cosa ci sia che non va’ e lei ti racconta delle due foto. Tu ti fingi preoccupato e la rassicuri. Le dici di andare a mangiare tranquillamente e rilassarsi, probabilmente avrà un ammiratore. Lei sembra seccata. La conversazione si chiude bruscamente, come sempre quando fai l’idiota apposta. Ti chiudi nel bagno e ti dai una rassettata, poi paghi ed esci, manca un’ora ma ti dirigi comunque nelle vicinanze del terzo luogo. Il ristorante. Siccome non devi dare nell’occhio ti apposti in una tea-room proprio di fronte ed aspetti, passano due ore. Hai bevuto e letto un po di giornali e la tua vescica esplode. Poi la intravedi dalla vetrina, sfoderi la macchina e la osservi attraverso il mirino. E’ andata a sedersi proprio in un angolo dal quale può osservare tutto e tutti, che sia sospettosa?

Non importa. A questo punto bisogna giocare fino in fondo. Aspetti quei venti minuti giusti giusti per esser sicuro che lei si sia occupata con le cibarie. Ti alzi, paghi tea-pasticcini-birra-tramezzini (la prossima volta puccerò direttamente lo Spuntì®). Esci, attraversi la strada ed entri nel ristorante, cautamente. Avvicinandoti al banco del bar chiedi che la lettera venga consegnata alla signorina seduta in fondo. Nell’angolo a destra della sala. Ringrazi ed esci.

Sulla cartolina hai scritto:

A volte le persone lontane sono molto più vicine di quel che immaginiamo. E’ una frase scontata, Lo so, noi due non lo siamo. Ti aspetto al (Nome dell’hotel).

(la vostra firma)

Dopo due minuti sei sul bus, tra un barbone ed una vecchia vestita con un trench beige. Hai il cuore in gola e ti senti sei felice.

Più tardi la incontrerai e passerai con lei S.Valentino, felici tutti e due*.

*All’inizio lei voleva uccidermi, ha tentato di prendermi a sberle perché le era venuto un coccolone.
E’ durata poco la scenata.

“Una sera d’autunno, nostalgica…” reprise. From Friend to Friend.

24 Nov

Chi è causa del suo mal pianga se stesso, non all’infinito, ma faccia un attimo il punto della situazione. Fare il punto. Punto.

Non Fare finta di girare attorno al problema, analizzando per quello che è stato o quello che potrebbe essere stato. Andare in profondità e cercare i motivi. Quelli veri. E piangere, se necessario.

Iniziare da se’ stessi, guardare se’ stessi in prospettiva è un buon modo per ricordare le proprie sensazioni e gli stati d’animo. Ricordarsi le angosce ed i bei momenti, le ansie e gli amplessi. Ricordare le proprie scelte, prese a ragione o torto. Immaginare cosa sarebbe successo se non ha più senso, ormai. Semplicemente imparare da se’ stessi. La donna che amavi se n’è andata? La storia è finita? Ti senti tradito e col culo per terra? Prima o poi ci passiamo tutti e tutti anche se non lo diciamo o lo sdrammatizziamo, ne abbiamo sofferto. La chiave, allora, è imparare dai propri errori. Rivalutarsi, analizzare il proprio io, la propria essenza, le azioni e le decisioni fatte. Trovare gli errori e imparare da essi.

“Sbagliando si impara” diceva l’odiosa maestra di matematica alle elementari.

Probabilmente non si impara nulla di veramente pratico, magari non si impara poiché dell’errore potremmo non accorgercene mai o solo perché in soldoni “sbagliando si sbaglia” e non si può imparare da errori non derivanti dalla nostra persona oda un mancato confronto; è più plausibile che si impari a conoscersi meglio ed a mettersi in discussione. Mettere in discussione il proprio concetto di amore, fedeltà e probabilmente ad avere un rapporto più sereno con i propri sentimenti. a capacità di mettere in discussione se’ stessi e il proprio operato è un’operazione difficilissima? Non credo, basterebbe fermarsi ogni tanto in settimana e dedicare qualche mezz’oretta all’esplorazione del proprio corpo: La mente, dove risiedono i ricordi e la particolari sensazioni provate; Il cuore, sede dell’amore, delle passioni, pulsioni, silente e doloroso custode delle più dolorose e recondite ferite. Elaborare i pensieri e i sentimenti, nell’ottica di migliorarsi e riprendersi per iniziare una nuova fase è fondamentale. Cambiare punto di vista: un’ operazione di “rottura mirata” rispetto ad uno status quo sentimentale ed affettivo potrebbe essere catastrofica se fatta nel modo sbagliato. Per questo è necessario sublimare le proprie impressioni, le proprie elucubrazioni in pensieri il più possibile razionali. Non fuggire dai nostri ricordi, sentimenti, o dalle nostre azioni; men che meno tentare di rimuoverli o non affrontarli: la sofferenza è una componente sempre presente nella psiche umana. Le ferite si rimarginano solo col tempo e la pazienza. Evitare di trasformare tutta la tristezza in rabbia, nervosismo o desiderio irrazionale di vendetta è un’ottima regola per rimanere lucidi e svegli.

Poi la rottura e la nuova fase SONO UNA CONDIZIONE ESSENZIALE! Rompere e rincominciare da zero. Non propriamente dall’inizio, perché ora si è imparato qualcosa in più su noi stessi. Sul nostro carattere e le nostre aspettative.

Nel frattempo io sono per l’equilibrio transitorio. Un rapporto esiste ma è subordinato alla volontà reciproca, al libero confronto, un comune accordo, un discorso sempre aperto. Ma è un altro discorso.

Spero ti sia stato utile.

P.S. Spero di non aver scandalizzato nessuno con questo mio post.

So’ poco di psicologia: Probabilmente questa è pura psicologia d’accatto, di quelle che si leggono sulle guide TV o in alcune Rubriche in quei giornalacci che leggono le nonne: Quelli pieni di storie d’amore, fotoromanzi, thriller etc…