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Come sei Avant!

14 Set

Ero in fame chimica. Non avevo proprio voglia di uscire dal locale. Andare al baracchino delle luride dopo aver pagato trenta maledette torte di fango afgane per entrare nel bordello era uno spreco. Cercavo quindi il necessaire sotto il mio pratico tuxedo. Cartine, filtri, tabacco.

Mi fermo un attimo a contemplare la massa di intellettuali chic della mia città. Certo, loro si vestono bene e tutto. Hanno degli ottimi corredi di adulatori e provengono da ottime famiglie. Vanno a Saint Moritz d’inverno e a Montecarlo d’estate. Qualcuno sta raccontando della sua ultima esperienza in Malesia, descrive tutto con particolari “che no, sai, noi gente di un certo livello non possiamo permetterlo”. Dio come se la menano dicendo minchiate inutili. Sfregandosi i loro prepuzi su argomenti inutili, facendo mercimonio ed equo scambio di gelosie e riconoscimenti. La santa società della Milano che conta. Non sa’ cos’è una addizione ma sicuramente è addicted da sostanze varie: Autoaffermazione estrema di se’. Stupore momentaneo in cerca di approvazione: ricevere applausi e ricevere gli applausi del pubblico fingendosi muti, cechi e sordi.

Mi avvicino a un tizio defilato, appoggiato a un palo dell’illuminazione che fuma una sigaretta Hay. Stava zitto. Dietro al suo cespuglio di capelli ricci si celava forse un cervello?

-Scusa hai da accendere?-  Faccio io sorridendogli.

Lui mi guarda con aria persa, era tranquillo e composto ma si capiva che in quel momento in realtà era da qualche altra parte. Sbatte un attimo le palpebre, strabuzza leggermente gli occhi e parte. Imprevisto. Mi fissa dritto negli occhi: i suoi fessurati quasi a cercare il dettaglio dei miei pensieri, le mie palpebre in costante e continua apertura.

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Reality & Accidents in Via Padova

7 Lug

Milano: Incidenti sulla strada avvengono quotidianamente. Non sono casi rari o sporadici: la media degli incidenti stradali è di circa 6 al giorno. Non è poco, pensateci. Eppure, nel quartiere dove risiedo quando succede qualcosa tutto si trasforma in festa, fiera, passaparola e occhi sgranati. Ovviamente tutti alla ricerca spasmodica del morto, del ferito. Tutti vogliono, dalla notte dei tempi, vedere il rivolo di sangue. Tutti vogliono e sentono la necessità di verificare l’esistenza della morte. Tutti cercano la morte, il dolore, il ferimento. Non c’è nulla di meglio che l’incidente stradale, l’ambulanza in arrivo (quattro), la macchinona ribaltata a ridosso del negozio di mobili, il motorino sfasciato, il ragazzo delle pizze fasciato e i pompieri coi flessibili all’opera. E’ il massimo del divertimento. E’ il massimo poiché, diciamocela tutta, per quanto ci sforziamo davanti ai televisori in questa estate a tratti monsonica ci annoiamo. Qui, da queste parti, in Via Padova c’è stato un incidente. Non so’ dire se c’è scappato il morto o meno. Tutti mormoreggiano che è morto qualcuno. Tutti parlano del povero fattorino ma nessuno sa’ niente con precisione. Lo so io, lo sanno anche gli altri che affollano Via Padova e Le altre vie dell’incrocio. Il fattorino non è morto come neanche il guidatore e il passeggero sul macchinone, nessuno è morto. Tutti lo cerchiamo ma il caso ha voluto per ora risparmiarci la magnifica visione della morte. Che gran peccato! Proprio oggi che abbiamo deciso di staccare le chiappe dalla nostra chaise-lounge reggi-reality e il reality lo abbiamo sotto il portone di casa, dicevo, proprio oggi non possiamo avere quello che vogliamo così tanto e che ci rende tanto contenti quando lo divoriamo dal televisore.

Se ne avrò voglia seguiranno gli sviluppi insieme a sordidi commenti.

De Corato di Lagrime amare…

22 Apr

… come pane e pece.

Mica semplice se poi ti tolgono pure luride, kebab, baracchini degli hot dog.

Ho già in mente qualche idea per continuare a mangiare tranquillamente senza il rischio di multe. Pic-Nic nei giardini pubblici o appoggiati su certi casi di orrendo urbano. Tanto per cominciare.

che poi il commercialotto brianzolo dorma tutta la notte invece che stare sveglio come alcuni esercenti egiziani… è solo l’ennesimo esempio di rodimento tignoso tipico della borghesia italiana. Puah… temo proprio che i piccoli commercianti stiano perdendo lo spirito d’impresa, se mai ne hanno avuto uno.

Urbanesimo

15 Apr

“Con le budella dell’ultimo architetto impiccheremo l’ultimo urbanista”

1° Maggio e ATM Milano

2 Mag

Utenti paganti che spingono la 93, ah i POTETITI MEZZI DI ATM MILANO! E’ la festa dei lavoratori. All’Azienda Trasporti Milanese forse hanno preso con un po’ troppo zelo la questione. Massimo rispetto per i lavoratori in ATM, per carità, però nonostante ci siano stati continui avvisi e accorgimenti i dipendenti hanno fatto un po’ i furbetti. Diciamo le cose come stanno: Il primo maggio è la festa dei lavoratori, Atm ha avvisato a mezzo audio, tramite avvisi scritti, sui tabelloni, su giornali e su internet del fatto che il servizio avrebbe funzionato fino alle ore 20.00 . Bene direte voi, che ti lamenti
a fare allora? Signori è una questione semplice semplice… siamo italiani ed in Italia abbiamo na buona dose di festività, tra cui il 1° Maggio. La festa dei lavoratori: la vesta di quei lavoratori onesti che lavorano fino in fondi, rispettano i patti e le regole. Come mi spiegate, allora, il fatto che già dalle 17.30 in zona Stazione Centrale i mezzi procedevano a singhiozzo? Come mai già dalle 19.00 la linea 56 passava ogni venti minuti?

Semplice, l’occazione fa’ l’uomo furbo, ed il tempo della siesta può pure essere anticipato.

Lo ripeto, per quanto abbia ritenuto gli scioperi del 2008 anche spropositati o eccessivi, mal congegnati/organizzati non posso che ribadire il mio massimo rispetto per i lavoratori dell’ATM. Gli stessi che si alzano alle tre del mattino mentre ancora dormiamo per trasportarci al lavoro/università etc… Schifo altamente i furbi. Quelli che se ne approfittano per far festa. Quelli che di “patti chiari e amicizia lunga” gli fa’ una pippa.

Bene. se vi dico che mi hanno rotto i santissimi, vi stupisco?

Beh, credo di no… suvvia…

L’ Italia ne è piena, mi risponderete. Beh, ci son momenti come quelli di ieri in cui proprio penso a cose del tipo “da piccoli, ucciderli da piccoli e menare i genitori”. Milano certa gente non se la merita eppure di medici o infermieri naif ce ne sono ma non per questo il primo Maggio chiudono gli ospedali… evidentemente né la giunta, né tantomeno ATM hanno compreso l’importanza della mobilità, la necessità primaria dell’uomo di potersi muovere.

Basta sto prendendola larga. Rimane il fatto. Punto.

Da non dimenticare.

Ricordi di Marzo

1 Mar

E’ Marzo ed è nuvoloso. Oggi c’è vento. I Radiohead in cuffia.

E’ interessante notare come a volte anche solo la luce di una giornata o le condizioni atmosferiche ricordino giornate passate, ormai 5 anni fa’.

Le prime bigiate. Le manifestazioni per la pace, i treni presi scavalcando i finestrini a Cadorna. La compressione e gli odori molesti in vagoni a due piani. Poi la massa. In un parco. La linea ferroviaria bloccata da persone in protesta sui binari. I discorsi con i miei amici di allora, ora mai persi di vista, writers e graffitari, cibernetici applicati persi oramai nella notte dei tempi; chi travolto da situazioni familiar, sentimentali, chi rovinato dalla droga, chi col tempo poi ha ridefinito il suo percorso, affinandolo.

Gente scomparsa.

Oppure una mattina, quattro anni fa’. All’arco della pace. Seduti sui gradoni al limitare del Parco. Almeno tre persone il cui nome inizia con la A. Andammo alla triennale a vedere una mostra di arte contemporanea, fatta di tuci ed ombre. Accrocchi metallici dall’aspetto informe, barrette di acciaio saldate tra di loro, dall’aspetto non riconoscibile, illuminate dalla giusta angolatura si trasformavano in volti, cavalli, lampadine, paesaggi, biciclette. In fine i tram e il lieve rimorso per aver bigiato che riaffiorava verso l’una e mezza: dovevo tornare a casa e fingere di essere andato a scuola, compito difficoltoso ma non poi così tanto. Era assai più complicato digerire i pasti veloci fatti al McDonald’s.

Oppure una mattina, girando per corso Buenos Aires … un’anziana invalida ferma all’angolo con via Vitruvio, un tempo insegnante che mi chiese aiuto. Lei in carrozzina, paralizzata alle gambe, gonfia di cortisonici. Era artrosi.
Mi chiese di spingerla fino alla posta e poi fino al panettiere. Un calvario, la sua esistenza. Postandola in carrozzella mi accorsi di quanto Milano possa essere invivibile per chi vive a quell’altezza, coi tubi di scappamento dei camion dritti in faccia, i marciapiedi sconnessi, i pali in mezzo, le macchine parcheggiate sulle strisce. Un tempo faceva l’insegnante. Lei con borse e borsoni viveva la sua esistenza, documenti, cellulare, lastre e bollette imbucati nei sacchetti del GS. Una vita dura, una persona più che dignitosa. Abbandonata dai figli. Quel genere di persone che sono più dignitose e umili di tanti altri che ostentano bontà, comprensione, simpatia e poi magari a casa loro pisciano fuori dalla tazza. Altro che visoni ed ermellini. Quel mattino mi sentii utile, aiutavo una sconosciuta. Mi ripagò comprandomi una pizza. Non male! La salutai cordialmente e me ne tornai a casa. Quel giorno piansi. Ma era un pianto misto: ero contento di vivere, di essere fortunato e incazzato con la realtà, che a volte è terribile.

Suv, nuove protesi umane

15 Feb
I suv sono protesi genitali
Non conosco la dinamica dell’incidente avvenuto a Milano tra un Suv, un tram ed un autobus dell’atm.
Fatto sta che l’utilizzo di un mezzo simile in una città è poco giustificabile.
Anche se il conducente del suvè innocente io ritengo percentualmente rilevante
la colpevolezza di alcuni progettisti di automobili, responsabili del marketing e di ricerca e sviluppo.
Il suv è:
Una berlina con le dimensioni ed il peso di un fuori strada.
Un fuoristrada col motore di una berlina.
Ne consegue che se ti arriva addosso ti ammazza
ed ha un motore sottodimensionato rispetto alla massa trasportata (generalmente).
Scaricano in atmosfera dai 230 ai 290 grammi di anidride carbonica per chilometro percorso.
Lo ripeto: il suv non è giustificabile in città.
[immagine presa dal sito de il sole 24 ore]