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Reality & Accidents in Via Padova

7 Lug

Milano: Incidenti sulla strada avvengono quotidianamente. Non sono casi rari o sporadici: la media degli incidenti stradali è di circa 6 al giorno. Non è poco, pensateci. Eppure, nel quartiere dove risiedo quando succede qualcosa tutto si trasforma in festa, fiera, passaparola e occhi sgranati. Ovviamente tutti alla ricerca spasmodica del morto, del ferito. Tutti vogliono, dalla notte dei tempi, vedere il rivolo di sangue. Tutti vogliono e sentono la necessità di verificare l’esistenza della morte. Tutti cercano la morte, il dolore, il ferimento. Non c’è nulla di meglio che l’incidente stradale, l’ambulanza in arrivo (quattro), la macchinona ribaltata a ridosso del negozio di mobili, il motorino sfasciato, il ragazzo delle pizze fasciato e i pompieri coi flessibili all’opera. E’ il massimo del divertimento. E’ il massimo poiché, diciamocela tutta, per quanto ci sforziamo davanti ai televisori in questa estate a tratti monsonica ci annoiamo. Qui, da queste parti, in Via Padova c’è stato un incidente. Non so’ dire se c’è scappato il morto o meno. Tutti mormoreggiano che è morto qualcuno. Tutti parlano del povero fattorino ma nessuno sa’ niente con precisione. Lo so io, lo sanno anche gli altri che affollano Via Padova e Le altre vie dell’incrocio. Il fattorino non è morto come neanche il guidatore e il passeggero sul macchinone, nessuno è morto. Tutti lo cerchiamo ma il caso ha voluto per ora risparmiarci la magnifica visione della morte. Che gran peccato! Proprio oggi che abbiamo deciso di staccare le chiappe dalla nostra chaise-lounge reggi-reality e il reality lo abbiamo sotto il portone di casa, dicevo, proprio oggi non possiamo avere quello che vogliamo così tanto e che ci rende tanto contenti quando lo divoriamo dal televisore.

Se ne avrò voglia seguiranno gli sviluppi insieme a sordidi commenti.

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Esistenza = Vita – Morte : perchè amare la vita e non tentare alternative alla morte.

20 Ott

Accade che la gente muore, è un fatto naturale.

 

La gente, chiunque, muore per i più svariati motivi: naturali, biologici(malattie), incidentali (incidenti di vario tipo).

 

Non solo la gente muore.La mattina quando ci laviamo i denti, streptococchi, spirilli, actinomiceti e tanti altri muoiono inesorabilmente sotto l’effetto del dentifricio o del colluttorio che utilizziamo abitualmente. Per buttarla sul coprologico: quando siamo sulla tazza e produciamo le più alte elucubrazioni della giornata, non stamo facendo altro che espellere i prodotti di scarto della digestione che possono essere composti in vario modo: essenzialmente

succhi intestinal, cellulosa e cellule morte. Le ultime non sono certo quelle che abbiamo ingurgitato a pranzo o a cena; facevano bensì parte del nostro corpo. Sono morte, non funzionano più e quindi le espelliamo. Dopo ci laviamo le mani: altri batteri morti per effetto del sapone. E’ una questione di sopravvivenza: mi lavo, mi curo, faccio di tutto per non ammalarmi ed abbassare la possibilità di morire.

 

La morte è, biologicamente parlando, la conclusione dell’insieme di processi biochimici/fisici che descrivono il mantenimento di un essere vivente. Se ne dovessimo discutere in ambito meccanicistico la morte di un essere vivente è l’ultimo stadio dell’esistenza di un essere vivente. Dopo la morte c’è la decomposizione. Chimicamente parlando, la morte, è quell’istante in cui l’intero sistema biologico entra in equilibrio con l’ambiente; cessa lo stato stazionario tra energia in ingresso ed energia in uscita (non tutta l’energia che entra poi esce, per questo si ingrassa).

 

In termini ancora più generali la morte è un fatto universale: potremmo considerare come morte la fine di qualsiasi insieme di processi o addirittura il completarsi di una funzione o un compito. Tutto nell’universo esiste in una forma definita per un certo tempo. Gli esseri viventi hanno come termine della loro esistenza uno stato chiamato morte. Cessata la morte arriva la decomposizione che riporta le sostanze costituenti l’organismo verso l’ambiente, verso uno stato più “semplice”.

 

L’essere umano, in fondo, non è che un insieme di elementi combinati tra di loro in una fittissima e complicatissima rete. Col passare del tempo, la vita, l’esistenza consuma rete. Dissolvendola, sciogliendola. Slegandone i nodi. La morte in questo senso è la dissoluzione completa della rete, la trasformazione a elemento semplice. La rete che torna ad essere filo, il filo che torna ad essere materia.

 

Perché dovremmo opporci?

 

Penso che al limite dovremmo cercare di preservare la nostra esistenza più che cercare un’alternativa alla morte.

 

La morta, si, è un fatto triste, spaventa, provoca sofferenze e mancanze. La morte però non deve farci smettere di vivere la nostra esistenza, anzi, deve invogliarci a godercela il più possibile.

 

Non capisco perché farsi condizionare dalla morte: probabilmente questo è anche il motivo per cui io non riesco a credere nelle religioni, le vedo come un fatto puramente estetico, come una valvola di sfogo per l’esistenza. In qualcosa però credo. La morte la temo ma in ogni caso non mi faccio condizionare. Cerco di amare la vita, l’esistenza, il complesso intrico di relazioni, conoscenze, stimoli e sentimenti che essa rappresenta.

in risposta a SeriousSoul.

fotografia: Il trionfo della morte

by Philapple