Tag Archives: Pop

Irrational-Rationalistic point of view\6

14 Giu

“[…]…[…]”Una delle tante frasi ad effetto che pronunciavi agitando una Fender, strimpellando “Modern Way” dei Kaiser Chiefs.
Il tuo scopo è sempre stato quello di rompere. Rompere gli schemi, Rompere i legami, Rompere le finestre, Rompere piatti e bicchieri, Rompere le file fuori dai locali, rompere le scatole ai centri assistenza, rompere cavi, rompere le ossa di pollo e campionare il rumore, ir-rompere nella notte fonda urlando che bisognava andare, prendere e partire. Alla fine sei pure partita. Ora però non rompi più. Ti sei appiattita, sei sparita. Ora la tua rabbia si è spostata, imperversa per le vie della City che tanto adoravi. Ora non la sopporti, forse me lo aspettavo? In fondo alla fine adattandosi a nuovi ambienti si sviluppano nuove insofferenze. Certo, tornare indietro non se ne parla: non accetteresti di dichiararti sconfitta. Il tuo mondo è fatto da visioni e percezioni volutamente alterate e basterebbe la luce giusta in un vicolo sudicio di notte per renderlo un piccolo angolo di paradiso. Ma tu dove sei? La tua vera personalità, quella piena di problemi e complessi dove sta? E’ nascosta dentro una confezione di Omsa.. che non metterai mai perché è troppo borghese, per te, il collant. Se tu potessi ogni tanto apriresti volentieri la famosa cabina armadio dove tieni il tuo alter-ego che tanto ti fa’ incazzare. La tua altra te. Quella che è pulitina, quella che guai a fare tardi agli appuntamenti, quella che non si ride ne si schiamazza a caso. Quella è la parte troppo educata di te. Meglio reinventare se’ stessi, scrivendo sui cessi, una vita che alla fine ti porterà a un nuovo equilibrio. Paradossalmente il vestito che ti sei cucita e che hai disfatto mille volte non è la brutta copia di te, è semplicemente un’altra personalità. E ne sei totalmente conscia, l’autoconvincimento su di te ha effetti miracolosi e nonostante la tua altra Te sia tendenzialmente insicura e maniaca del controllo tu ne sei l’antitesi. E non sei troppo instabile sul tuo nuovo paio di tacchi. Anzi! Come una funambola ti destreggi tra la realtà e la fantasia. In fondo il trucco è sempre lo stesso: sopperire alle proprie carenze, alle proprie insicurezze con vivaci pennellate di fantasia e di immaginazione. Se fosse possibile anche nella realtà replicheresti le tue varie personalità che hai elaborato nel tempo per poi ucciderle una ad una. Ma guai a dire che sei l’esempio vivente della logica Pop.

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Mastella cita Neruda. Quello finto.

25 Gen

Tempi duri per l’ufficio stampa di Clemente… ormai si capiva quanto fosse privo di fantasia, il politikanten di Ceppaloni.

Era chiaro, doveva abbandonare il governo e doveva farlo in modo plateale, tragico, amaro. Doveva, insomma, obbligare per un attimo l’uditorio a provare pena per il governo. A provare pena per la sua situazione. A Mastella POPprovare pena per lui messo alle strette dal governo italiano, dal sistema della magistratura.

Serviva un buon metodo, una poesia. Parliamo di amore quindi parliamo di Pablo Neruda.

E parte e fa il suo pezzo, cita Neruda?

NO! Semplicemente una Bufala. Bella figura abbiamo fatto!

Trattasi di una poesia di Martha Medeiros, brasiliana di Porto Alegre, pubblicitaria e cronista per Zero Hora.

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La nascita del Pop in Italia

13 Ott

 

22 giugno 1965

Ieri sera alle 23.30, alla stazione centrale di Milano, una folla imponente ha atteso l’arrivo dei Beatles. I famosissimi cantanti di Liverpool. Malgrado l’ora tarda i giovani, dai quindici ai vent’anni, hanno invaso la stazione ed in particolar modo il marciapiede numero sedici dove il servizio d’ordine, già in difficoltà, avrebbe dovuto proteggere i quattro zazzeruti dalle violente effusioni dei fans. Intorno a noi una marea di giovanissimi dai volti eccitati. Siamo stati compressi al punto di poterci muovere come contorsionisti per poter azionare il nostro magnetofono. L’urlo della folla ha raggiunto il diapason quando i Beatles sono scesi. Visti da vicino ci sono sembrati dei moderni pitecantropi, con quei volti allucinati e quei capelli incolti. I giovani erano tutti in preda ad un forte shock. Comprensibile del resto. Perchéhanno sentito l’effetto di quella potente droga, liberatrice dei più riposti istinti umani, che si chiama fenomeno Ye-Ye e che in questo caso porta il nome, appunto, di Beatles. Per noi, viceversa, che non siamo stati colpiti dalla furia; Per noi che, ancora oggi, non sentiamo l’imperativo categorico che ci impone, almeno, l’acquisto di un disco dei quattro inglesi dal capello lungo; resta una sola consolazione comunque molto importante: Riteniamo infatti che dove i Beatles, o scarafaggi che siano, offriranno la loro costosa prestazione musicale non tutti saranno colpiti dalla furia alla quale abbiamo assistito, molti, non e ne accorgeranno nemmeno. Sopratutto tra gli adulti.

– Un cronista Rai che commenta l’arrivo dei Beatles a Milano per il concerto al Vigorelli, fotoIspirato da Condor

Io non c’ero,ok? Ma il pop non è ancora morto? E i Beatles? Qualcuno se li è dimenticati?