2 Maggio 2008

1° Maggio e ATM Milano

Utenti paganti che spingono la 93, ah i POTETITI MEZZI DI ATM MILANO! E’ la festa dei lavoratori. All’Azienda Trasporti Milanese forse hanno preso con un po’ troppo zelo la questione. Massimo rispetto per i lavoratori in ATM, per carità, però nonostante ci siano stati continui avvisi e accorgimenti i dipendenti hanno fatto un po’ i furbetti. Diciamo le cose come stanno: Il primo maggio è la festa dei lavoratori, Atm ha avvisato a mezzo audio, tramite avvisi scritti, sui tabelloni, su giornali e su internet del fatto che il servizio avrebbe funzionato fino alle ore 20.00 . Bene direte voi, che ti lamenti
a fare allora? Signori è una questione semplice semplice… siamo italiani ed in Italia abbiamo na buona dose di festività, tra cui il 1° Maggio. La festa dei lavoratori: la vesta di quei lavoratori onesti che lavorano fino in fondi, rispettano i patti e le regole. Come mi spiegate, allora, il fatto che già dalle 17.30 in zona Stazione Centrale i mezzi procedevano a singhiozzo? Come mai già dalle 19.00 la linea 56 passava ogni venti minuti?

Semplice, l’occazione fa’ l’uomo furbo, ed il tempo della siesta può pure essere anticipato.

Lo ripeto, per quanto abbia ritenuto gli scioperi del 2008 anche spropositati o eccessivi, mal congegnati/organizzati non posso che ribadire il mio massimo rispetto per i lavoratori dell’ATM. Gli stessi che si alzano alle tre del mattino mentre ancora dormiamo per trasportarci al lavoro/università etc… Schifo altamente i furbi. Quelli che se ne approfittano per far festa. Quelli che di “patti chiari e amicizia lunga” gli fa’ una pippa.

Bene. se vi dico che mi hanno rotto i santissimi, vi stupisco?

Beh, credo di no… suvvia…

L’ Italia ne è piena, mi risponderete. Beh, ci son momenti come quelli di ieri in cui proprio penso a cose del tipo “da piccoli, ucciderli da piccoli e menare i genitori”. Milano certa gente non se la merita eppure di medici o infermieri naif ce ne sono ma non per questo il primo Maggio chiudono gli ospedali… evidentemente né la giunta, né tantomeno ATM hanno compreso l’importanza della mobilità, la necessità primaria dell’uomo di potersi muovere.

Basta sto prendendola larga. Rimane il fatto. Punto.

Da non dimenticare.

28 Aprile 2008

Aggiornamenti/0

Ultimamente ho poco da dire/comunicare. Sono molto preso. Sarà che è arrivata la primavera che con sé porta un gran voglia di evasione. Evado così dal mondo virtuale. Comunque, tolto questo cappello introduttivo abbastanza insipido potrei parlarvi del fatto che oramai X-factor inizia a puzzare e che visto che al governo c’è il berlusca ho voglia di conformarmi e sto provando (non senza sforzo) ad ascoltare musica house. Commerciale, ignorante e banalotta, testi e samples sempre ripetitivi ma comunque sufficiente a sanare la voglia di tamarria uber-italica che ultimamente mi manca e poi ha un ottimo effetto anestetizzante. 

Alla prossima.

23 Aprile 2008

Stefania Prestigiacomo VS Daniela Santanchè

13 Aprile 2008

Elucubrazioni sull’ipercubo nel mondo moderno.

E piantiamola di fare gli intro-estroversi solo perché giova alla nostra immagine e ci dona quall’ aria pseudocompassionevole che per qualcuno attira figa. Piantiamola di giustificare i nostri eccessi dietro maschere di luce abbagliante, dietro voci e sorrisetti assordanti. Vogliamo veramente essere controcorrente?

Ma per favore!

Ci sono cose nella vita di una persona che impongono delle scelte. Personali.

Ci sono delle persone,delle situazioni, delle concomitanze che condizionano queste scelte.

Ci sono persone deboli ed indifese. Ci sono persone Folli. Ci sono persone con visioni del mondo e delle cose costruite ad arte.

“Come sei rassicurante, perché ti sei compromesso”: comprendere il prossimo, capire le persone o anche solo l’origine di un mal di testa o lo stato d’animo di una persona sono ormai cose curabili solo con pillole pastiglie e beveroni. La comprensione non è più qualcosa di profondo, riguarda oramai la punta delle proprie scarpe, il problema che si presenta all’istante. Prevedere, comprendere, ragionare, aiutare, parole vuote. Ora mai tutto deve essere scritto a grandi lettere, urlato o sparato, dipinto di vernice o intessuto sopra un vestito. i valori sono accessori, le necessità primarie si confondono col benessere di una persona e si producono alterazioni controllate della propria emotività momentanea per dissimulare orrore e sconcerto.

Si parla. Tanto. Di ipocrisie. Ma dove sta l’ipocrisia quando la società e le persone si ispirano a modelli sempre più estetici e meno etici? “Estetica/Anestetica” E’ la dura realtà.

Oggi uno si droga ed è un figo perché shara (condivide) la droga con i suoi amici. Amici poi… etichette di loro stessi, feticci e rappresentazioni di una necessità sociale come la condivisione del tempo. Amicizia, altra parola con la quale riempirsi la bocca. Buona solo per definire un rapporto di mutuo scambio di informazioni e/o favori di vario genere: psicologici, affettivi, emozionali, veniali, sessuali ecc…
La noia porta a delle estremizzazioni non indifferenti: la metanoia a schizofrenie persistenti.

Poi il resto, come dicevo, è accessorio: non è provocatorio, non turba lo stato d’animo, non rompe dagli schemi oppure non rende abbastanza scemi. Impressionarsi ad osservare un tramonto è diventato
banale: oramai si giustifica un fatto simile solo se lo si fa in coppia. L’emozione ci piace solo se la vediamo attraverso un tubo catodico o attraverso un tv al plasma. Fare altrimenti richiede troppe energie e cii espone rendendoci deboli. Vogliamo fare gli individualisti perché ci piace sempre mostrare sempre il nostro profilo migliore? Ci piace ridurre le nostre debolezze, fragilità, i problemi ad un argomento scherzoso su cui poter fare della sana banalizzazione, lo facciamo sempre?

OK.

Facciamolo fino in fondo. Ma siamo sicuri?

Siamo persone migliori.

Io scrivo la mia rabbia e la proietto sugli schermi delle persone che la leggono, a volte sublimo i miei stati d’animo attraverso lunghissimi o brevissimi periodi, utilizzando parole talvolta ricercate per assonanza o straniamento.

Qualcuno si sfoga andando in palestra. Qualcuno rovina il suo fegato bevendo vodka o tavernello scadente. Qualcuno si droga. Qualcuno si rifugia in universi virtuali. Qualcuno prova a chiedere aiuto e non viene ascoltato, qualcuno l’aiuto lo trova. Qualcuno si chiude in casa o vive in simbiosi col prossimo. Qualcuno costruisce castelli di sabbia.

Qualcuno non regge il confronto e la realtà fatta di occhi dietro a persone col feticcio per i paraocchi. probabilmente è considerato troppo monotono e noioso, Piatto. Non lo è. E’ la miopia del mondo che censura e giustifica i suoi problemi e non offre aiuto, è troppo faticoso aiutare il prossimo. E’ troppo pericoloso comprendere ed aiutare, è troppo. Meglio guardare la tv, drogarsi, giocare alla play, star seduti in poltrona o fingere di essere qualcun altro.

Avvertenze: se vi sentite offesi poco m’importa: internet è una rete ancora libera e potete pure cambiare pagina o scrivere qualche commento. Sono solo molto triste perché una persona di mia conoscenza si è suicidata impiccandosi al Parco Lambro. aveva solo un anno più di me. Non ce l’ho con nessuno in particolare: odio solo il sistema (oramai è un cliché ma poco m’importa perchè sono giunto alla conclusione di vivere in un mondo schizofrenico e non mi piace).

10 Aprile 2008

AAA Atteggiamento Socratico Cercasi

Ebbene si, son giorni che non scrivo più nulla di sensato su questo blog. Bene. neanche questo, probabilmente è un post sensato, ma andiamo oltre e dichiariamo pure che me ne frega poco di scrivere cose sensate in questo periodo. Dicevo, bene. Non troppo visto che in questi ultimi quattro giorni sono stato costretto in laboratorio, stretto tra altre 83 persone a seguire il corso di Analisi Chimica. E’ una materia che mi piace tanto perché effettivamente ha come radice quella di comprendere le cose: di scomporle, dividerle e coglierne l’essenza in un certo senso riconoscerle e quindi conoscerle. In fondo anche la radice analýo significa questo.

Bene, dicevo, bene. Una materia che mi piace, fatta in un certo modo, in una certa condizione. Dopo 5 anni in cui son riuscito a districarmi finalmente nel laboratorio mi ritrovo ad essere incastrato nuovamente; incastrato a forza dal sistema che mi impone di lavorare in condizioni folli, stavo dicendo: ottantatré persone che si ritrovano stipate in un laboratorio probabilmente progettato per 60. Mi manca la mia vecchia scuola, ecco tutto.  Mi manca il silenzio o il sommesso vocio e le battute che si levano ogni tanto tra i banconi, mi manca la mitica Marina, sempre pronta a trovare i sali e i solventi dai nomi più strani. Mi manca quell’espressione che si creava ogni volta sui volti dei miei compagni di squadra (si, alla fine a lavorare insieme si diventa una squadra) ogni qualvolta si approcciavano a una nuova tecnica, metodo o ogni volta che scoprivano qualcosa di nuovo ed inaspettato. In università c’è quest’aria da secchionismo e saputellismo che ci son momenti che vorrei mollare tutto, correre via urlando che in fondo Socrate aveva ragione. L’atteggiamento socratico non è sbagliato. In fondo rispetto alla conoscenza bisogna sempre porsi ad un gradino più basso, altrimenti si sarà sempre insoddisfatti. La mia generazione è piena di individui che propugnerebbero l’individualismo sopra ogni attività sociale, fatta salva la propria responsabilità sempre scaricata sul prossimo. E’ facile così. Ok.

In fondo in questi quattro giorni ho rivisto tecniche già usate fino alla nausea già nei tre anni scorsi, non mi è spiaciuto: ho rivisto con piacere i miei vecchi appunti e annotazioni sui miei vecchi quaderni di laboratorio
, sporchi di acidi, coloranti, sali, basi, polimeri e inchiostri sbavati. In fondo l’essere perito chimico non mi autorizza ad essere al di sopra del compito che sto svolgendo solo perché lo svolgo in ambito
chimico-universitario. Sicuramente avrei potuto dominare di più la situazione impartendo ordini a destra e a manca agli ignari liceali ma non mi sembrava giusto. Preferisco osservarli e dare consigli, ovviamente non mi aspetto dei grazie ma non voglio esser guardato con sospetto solo perché conosco trucchi e sono pratico di certi meccanismi. Certe occhiatacce su certe facce mi fan venir voglia di star zitto e metter radici nella mia postazione: fregarmene di tutto e di tutti limitandomi ad eseguire le mie analisi incurante delle richieste di quelli che in un ambiente normale potrebbero esser definiti come animali sociali. La scienza praticata in questo modo porta ad estremizzare i propri comportamenti, provoca celopiùlunghismi inutili e controproducenti. Invece ce sfruttare la sinergia di più persone che lavorano “in tandem” ci si ritrova a lavorare su dei trampoli dove se tutto va bene, se non ci sono buce e nessuno ti fa’ uno sgambetto puoi permetterti di camminare a vista.

L’università da questo punto di vista non aiuta per niente: solo 64 ore di laboratorio in quasi 9 mesi di studio. Niente a che vedere con la vita di laboratorio. Io l’ho detto alla docente di Chimica Analitica e lei si è scusata spiegandomi che in fondo anche lei è costretta per via dei finanziamenti sempre più bassi a ridurre drasticamente le ore di laboratorio. Si è scusata e mi ha pure detto che le dispiace. Le ho risposto di non dispiacersi per me ma per il sistema ed i danni che può provocare. E’ ammutolita e si è rattristata. La capisco.

Anche per me questa è una settimana buia. Talmente buia che neanche il quinto anno di ITIS dove avevo sei ore di fila di laboratorio mi stancavo così tanto (anche lavorando con tecniche e su sitemi più complessi di quelli che sto affrontando adesso).

Domani è un altro giorno, l’ultimo, poi Lunedì l’esame pratico. Il laboratorio finisce per poi riprendere tra un mese e mezzo. Stessi ritmi stessi tempi.

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